Dalla nascita all’ultima cena

Dalla nascita all'ultima cena

La promessa di matrimonio dei Giudei era un legame molto più forte del nostro concetto occidentale di fidanzamento. In quasi tutti i sensi la coppia era considerata già sposata. Giuseppe era già indicato come marito di Maria e viceversa, eccetto che non vivevano ancora assieme e non si erano uniti sessualmente.
Secondo i costumi del tempo, ci voleva un divorzio per rompere questo fidanzamento. Immaginiamo, dunque, come potette sentirsi Giuseppe; doveva essere in profonda angoscia. Maria era incinta ed il bambino non era suo! Rivelarlo pubblicamente significava marchiare Maria di adulterio, a meno che la spiegazione dell’angelo apparso le fosse reale.
 
Tratto dal libro: “LO STRANIERO SULLA VIA PER EMMAUS”
Autore: John R. Cross
Editore: Goodseed

Resurrezione

Resurrezione

A volte, nel porre l’accento sul fatto che Gesù è veramente Dio, è facile dimenticare che egli è anche umano. La sofferenza non è stata un’esperienza estranea a Gesù, egli sapeva cos’era e sentiva davvero il dolore. Essendo Dio, sapeva quale sarebbe stata la futura agonia che stava per affrontare e perciò si sentiva sopraffatto dalla prospettiva dinanzi a lui. Con un’espressione intima che solo un figlio può avere con il suo caro padre, Gesù gridò:”Abba, Papà, per favore, trova un altro modo”. Ma poi fu disposto a sottomettere la sua volontà umana a quella del suo Padre celeste, e pregò: “la tua volontà sia fatta”.

Tratto dal libro: “LO STRANIERO SULLA VIA PER EMMAUS”

Autore: John R. Cross

Editore: Goodseed

 

Lo straniero

Lo straniero

Potremo fidarci di questo sconosciuto? Uno straniero al timone della nostra nave? Un po’ di perplessità all’inizio si manifestano … di lui si dice sia un re potente, indistruttibile, una specie di supereroe, persino refrattario alla morte. Quante domande, quanti dubbi si affollano nella mente, ma ormai è fatta, siamo sulla nave, dobbiamo ballare, fidarci e lasciarci condurre da questo forestiero.

Personalmente sono molto incuriosita dalla sua personalità; mi hanno sempre attratto gli uomini un po’ originali, fuori dalle righe e devo ammettere che questo Jeshua lo è davvero. Dice delle cose fantastiche, incredibili, sicuramente un po’ “demodé” ma che turbano l’anima e contemporaneamente la attraggono. Predica di amare i propri nemici, parla di un regno non terreno, di amore, perdono, preghiera e vita eterna. Si circonda di gente anche poco raccomandabile … ma da quale pianeta arriva? È una persona reale o abbiamo le traveggole? Eppure hanno preannunciato il suo arrivo secoli prima … Erano tutti matti questi uomini profetici? Riflettendoci … proprio no, in quanto hanno scritto, senza conoscersi e molto distanti nel tempo, particolari così precisi per identificarlo, realmente concretizzati in questo personaggio unico.

Questo Jeshua meriterà la nostra fiducia? Il suo curriculum è eccezionale: sa trasformare l’acqua in vino, moltiplicare pani e pesci, guarire infermità, addirittura risvegliare chi è mancato e … ciliegina sulla torta … è venuto sulla terra a morire e risuscitare per amore nostro, per garantirci una vita senza fine! Questo concetto mi scuote interiormente, mi procura brividi di gioia e commozione. Com’è possibile che abbia compiuto tutto questo? Non siamo avvezzi a tanta bontà e generosità! Eppure è tutto vero e documentato ed esiste un libro speciale, chiamato Bibbia che lo conferma. Quindi, care marinaie, non stiamo prendendo lucciole per lanterne; nell’intimo del nostro cuore si apre uno spiraglio di luce, un chiarore in fondo al tunnel delle paure e dei dubbi iniziali. Così decidiamo di fidarci di questo condottiero controcorrente e ci lasciamo trasportare in quest’avventura vibrante, emozionale e spirituale che ci condurrà sulla rotta di una terra inesplorata: un luogo di luce, gioia, pace e speranza. Oltretutto sulla nave possiamo contare sul sostegno di un ufficiale gentiluomo che, con le sue conoscenze di autentico lupo di mare, ci ragguaglia costantemente rispetto agli spostamenti e alle vicende che dovremo affrontare.

Lo Straniero

Sulla via per Emmaus

Lo Straniero

Sulla via per Emmaus

Quante volte percorrendo un itinerario ci siamo trovati ad un bivio? Quale strada scegliere? Quale orientamento per arrivare alla meta prefissata? Molto spesso, in mancanza di una cartina stradale o di un navigatore, ci fidiamo semplicemente dell’intuito o dell’istinto, e se ci va bene, raggiungiamo il traguardo.

Per analogia, come uomini e donne di fede, non vorremmo rimanere incerti o dubbiosi rispetto alla direzione da intraprendere nelle nostre vite. Solo seguendo il percorso indicato da Gesù nella Sua Parola, la Bibbia, avremo la certezza (come i due discepoli sulla via per Emmaus) di incontrarlo e conoscerlo effettivamente, con un ardore di animo e cuore, che ci spingeranno ed affretteranno a comunicare il prezioso messaggio ad altri.

Ogni giorno facciamo delle scelte: alcune volte razionali, altre località dall’emotività, o decidiamo di non scegliere.

La rotta migliore? La via giusta.

Come marinai, che attraversano il mare della vita, abbiamo bisogno di una “bussola” per seguire la rotta migliore.

Gesù (Lo straniero), è un capitano  magistrale che ci invita a salire sulla sua imbarcazione: sei pronto a salpare con Lui?

Le sfide quotidiane

Il discorso del Signore Gesù sulla montagna, riportato dall’evangelista e apostolo Matteo nei capitoli 5, 6 e 7 del suo Vangelo è di una bellezza e profondità incomparabile. Ogni nostro umano approccio risulta sempre incompleto e superficiale. In fondo è sempre così quando l’uomo si pone di fronte alla Parola di Dio.

Solo per oggi (San Giovanni XXIII)

Solo per oggi cercherò di vivere alla giornata senza voler risolvere i problemi della mia vita tutti in una volta.

Solo per oggi avrò la massima cura del mio aspetto: vestirò con sobrietà, non alzerò la voce, sarò cortese nei modi, non criticherò nessuno, non cercherò di migliorare o disciplinare nessuno tranne me stesso.

Solo per oggi sarò felice nel certezza che sono stati creato per essere felice non solo nell’altro mondo, ma anche in questo.
Solo per oggi mi adatto allecircostanze, senza pretendere che le circostanze si adattino ai miei desideri.

Solo per oggi dedicherò dieci minuti del mio tempo a sedere in silenzio ascoltando Dio, ricordando che come il cibo è necessario alla vita del corpo,  così il silenzio e l’ascolto sono necessari alla vita dell’anima.

Solo per oggi, compirò una buona azione e non lo dirò a nessuno.

Solo per oggi mi farò un programma: forse non lo seguirò perfettamente, ma lo farò. E mi guarderò da due malanni: la fretta e l’indecisione.

Solo per oggi saprò dal profondo del cuore, nonostante le apparenze, che l’esistenza di prende cura di me come nessun altro al mondo.

Solo per oggi non avrò timori.

In modo particolare non avrò paura di godere di ciò che è bello e di credere nell’Amore.

To be a dodici ore ciò che mi sgomenterebbe se pensassi di doverlo fare tutta la vita.

 La sofferenza

Libro: La voce di Dio nella sofferenza

Vedi il sermone sul monte

 

Le cicatrici d’oro: Kintsugi

When the Giapponesi riparano a oggetto rotto, valorizzano the crepa riempiendo la spaccatura con dell’oro. Essi credono che quando qualcosa ha subìto una ferita ed ha una storia, diventa più bello. Questa tecnica è chiamata “Kintsugi: oro al posto della colla, metallo pregiato invece di una sostanza adesiva trasparente. E la differenza è tutta qui: occultare l’integrità perduta o esaltare la storia della ricomposizione? Chi vive in Occidente fa fatica a a fare pace con le crepe: le spaccature, le ferite sono percepite come l’effetto meccanicistico di una colpa. Il pensiero digitale ci ha singolo a percorrere sempre e solo una delle biforcazioni; o è rotto o è intatto: se è rotto è colpa di qualcuno. The pensiero analogico arcaico, mitico, simbolico invece rifiuta le dicotomie e ci riporta alla compresenza degli opposti, che smettono di essere tali, nel fluire osmotico della vita. La vita è integrità e rottura insieme, perché is ri-composizione costante ed eterna.

La paura

L’ostacolo più grande? La paura.

Madre Teresa racconta

Nei miei viaggi in Medio Oriente passai da Gaza. L’area era un focolaio di violenza: perciò accettai immediatamente l’invito a fondare una casa in quel posto. Il giorno in cui le nostre sorelle arrivarono a Gaza e si recarono alla chiesa cattolica, dissero loro: “Proprio questa mattina il parroco è stato ucciso; ecco ancora le macchie di sangue sulla parete. Egli stava per donare a voi questa casa. Vi rimarrete lo stesso?”. Le suore trattennero il respiro mentre la superiora, una donna dotata di una forte fede e di spirito avventuroso, rispondeva: “Sì rimaniamo!”. E si stabilirono nella casa del sacerdote ucciso. Quando la superiora fu trasferita, dopo nove anni, i funzionari le chiederò:
“Lei dev’essere musulmana, vero?” Rispose: “Cosa vi fa pensare che lo sia? Io sono una religiosa cristiana”. Mah! Non ci è mai capitato di vedere cristiani comportarsi in modo così amichevole con la gente come fate voi, e neppure così occupati con i poveri”.

Il malumore

Il difetto peggiore? Il malumore

Esistono cristiani tristi, ansiosi, questi cristiani dei quali uno pensa se credono in CRISTO o nella Dea LAMENTELA.

Tutti i giorni si lamentano,si lamentano: “E come va il mondo, guarda, che calamità, ecc … !”
Ma, pensate: il mondo è il mondo; è sempre stato il mondo. Non si può predicare il Vangelo senza lotta spirituale:una lotta di tutti i giorni contro la tristezza, contro l’amarezza, contro il pessimismo.
 
Papa Francesco

In fondo al tunnel

Il libro il Dio prodigo, è stato scritto sia per i profani, osservatori curiosi, sia per gli iniziati alla fede. Sia per chi, nella parabola del figlio prodigo, Gesù identificherebbe con il “figlio minore” sia per chi, forse proprio malgrado, si può considerare un omologo del “figlio maggiore”.

Prenderò dunque spunto dal ben noto racconto allegorico riportato al capitolo 15 del Vangelo di Luca per arrivare al cuore della fede cristiana. La trama e i personaggi della parabola sono molto semplici. C’era un padre che aveva due figli. Il minore chiese al padre la propria parte di eredità, che gli venne concessa, e subito se ne partì per un paese lontano dove dissipò tutti i propri averi in dissolutezze e piaceri mondani. Tornato a casa pentito e con la coda tra le gambe, venne inaspettatamente riaccolto dal padre a braccia aperte. Tale festosa accoglienza indispose, tuttavia, il fratello maggiore. La storia si conclude con l’invito paterno, rivolto al figlio maggiore, a unirsi ai festeggiamenti e a perdonare il fratello minore. Continua …

Tratto dal libro: Il Dio prodiogo

Autore: Timothy Keller
Editore: la Casa della Bibbia

Libro: Non mi vergogno

La prova del red carpet

Ho fatto di tutto per integrarmi.
Ho cercato di mimetizzarmi
Fuori dalla tua prigione
Cercando una via d’inclusione
Oggi scopro che non ho catene
E che io sono io, e mi sta bene
E ho scoperto che non sono solo perché
C’è in giro tanta gente come me
Davvero, tanta gente come me,
Che mi ama nonostante me
Senza vergogna e senza paura di sostenere
Il nostro come e il nostro perché.
… Tutti outsider, fuori dagli schemi come me.

Testo della canzone di Lecrae

Libro: La guarigione del cuore

Domande scottanti

Fede e scienza a confronto. Cosa ne pensi?

Dio è maschilista?

Nella Bibbia sono descritte tante figure femminili, piene di forza e dignità, che hanno sradicato gli stereotipi e le semplificazioni inerenti alla donna, nella nostra tradizione religiosa e sociale.

Vi mostriamo alcuni esempi straordinari.

Sii “audace” come ESTER, e coraggiosa abbastanza per schierarti a difesa della verità, non temere di dire la tua opinione, lotta per il bene, davanti all’opinione pubblica anche a costo di sacrificare te stessa. Se Dio ti ha portato in una posizione è per uno scopo. Non avere paura a prestare attenzione alla voce interiore.

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Credere vuol dire scegliere in modo consapevole, quanto conosci delle religioni?

Ti proponiamo un viaggio per scoprirlo

Libro: Guida illustrata alle religioni del mondo

Cristianesimo o religione?

Libro: Che cos’è il cristianesimo

Come faccio a sapere se conosco Gesù?

Gli esploratori dell’anima

Gli esploratori dell’anima

Ogni giorno facciamo delle scelte: alcune volte razionali, altre dettate dall’emotività, oppure decidiamo di non scegliere.

Come marinai, che attraversano il mare della vita, abbiamo necessità di una “bussola” per seguire la rotta migliore. Gesù (lo Straniero), è un capitano  magistrale che ci invita a salire sulla sua imbarcazione: sei pronto a salpare con Lui

Potremo fidarci di questo sconosciuto? Uno straniero al timone della nostra nave? Un po’ di perplessità all’inizio si manifestano … di lui si dice sia un re potente, indistruttibile, una specie di supereroe, persino refrattario alla morte. Quante domande, quanti dubbi si affollano nella mente, ma ormai è fatta, siamo sulla nave, dobbiamo ballare, fidarci e lasciarci condurre da questo forestiero.

Personalmente sono molto incuriosita dalla sua personalità; mi hanno sempre attratto gli uomini un po’ originali, fuori dalle righe e devo ammettere che questo Jeshua lo è davvero. Dice delle cose fantastiche, incredibili, sicuramente un po’ “demodé” ma che turbano l’anima e contemporaneamente la attraggono. Predica di amare i propri nemici, parla di un regno non terreno, di amore, perdono, preghiera e vita eterna. Si circonda di gente anche poco raccomandabile … ma da quale pianeta arriva? È una persona reale..o abbiamo le traveggole? Eppure hanno preannunciato il suo arrivo secoli prima … Erano tutti matti questi uomini profetici?

Riflettendoci … proprio no, in quanto hanno scritto, senza conoscersi e molto distanti nel tempo, particolari così precisi per identificarlo, realmente concretizzati in questo personaggio unico. L’atmosfera iniziale sulla nave comunque è galvanizzante: ognuna di noi, col proprio vissuto, è turbata e, a tratti, confusa. Cerchiamo di rendere accettabili alla mente questioni che, a onor del vero, sembrano totalmente irrazionali. La partenza è lenta e faticosa; non tutte mostriamo fiducia in questo super comandante e la nave procede lenta, arranca, si arresta ma non retrocede. La fiducia è una qualità fondamentale per noi esseri umani: abbiamo necessità di appoggiarci ad un medico capace se ci ammaliamo, di un buon insegnante se siamo studenti, di un amico sincero con cui confidarci quando siamo afflitti.

Questo Jeshua meriterà la nostra fiducia? Il suo curriculum è eccezionale: sa trasformare l’acqua in vino, moltiplicare pani e pesci, guarire infermità, addirittura risvegliare chi è mancato e … ciliegina sulla torta … è venuto sulla terra a morire e risuscitare per amore nostro, per garantirci una vita senza fine! Questo concetto mi scuote interiormente, mi procura brividi di gioia e commozione. Com’è possibile che abbia compiuto tutto questo? Non siamo avvezzi a tanta bontà e generosità! Eppure è tutto vero e documentato ed esiste un libro speciale, chiamato Bibbia che lo conferma. Quindi, care marinaie, non stiamo prendendo lucciole per lanterne; nell’intimo del nostro cuore si apre uno spiraglio di luce, un chiarore in fondo al tunnel delle paure e dei dubbi iniziali. Così decidiamo di fidarci di questo condottiero controcorrente e ci lasciamo trasportare in quest’avventura vibrante, emozionale e spirituale che ci condurrà sulla rotta di una terra inesplorata: un luogo di luce, gioia, pace e speranza. Oltretutto sulla nave possiamo contare sul sostegno di un ufficiale gentiluomo che, con le sue conoscenze di autentico lupo di mare, ci ragguaglia costantemente rispetto agli spostamenti e alle vicende che dovremo affrontare.

Ed allora, carissime compagne di avventura … forza e fiducia … avanti tutta a dritta, con il nostro capitano regale, verso “l’Isola che c’è …”… altro che favole e Peter Pan!

La Missione è … incontrare tutti

La Missione è … incontrare tutti

Gesù in Samaria

Dopo aver celebrato la Pasqua a Gerusalemme, Gesù deve tornare in Galilea. Sarebbe stato più normale che Gesù avesse attraversato la Valle del Giordano, percorrendo così una strada più piana e senza il pericolo di incontrare i nemici samaritani; ma Giovanni ci dice: “Gesù doveva passare in Samaria.” I samaritani erano anch’essi ebrei come i giudei, ma da alcuni secoli erano religiosamente separati da questi ultimi che li ritenevano impuri perché si mescolavano ai pagani. L’incontro di Gesù con la samaritana ci mostra come questi si relazionasse con le persone, indipendentemente dalla loro origine, e come egli stesso apprendesse e si arricchisse parlando con gli altri.

Il pozzo

Gesù dunque giunge affaticato in Samaria e si siede vicino al pozzo dei patriarchi, il pozzo donato da Giacobbe ai suoi figli. Nella Bibbia il pozzo è sì fonte d’acqua per la vita dell’uomo, ma è anche simbolo della vita spirituale del credente. Secondo i rabbini del tempo di Gesù, il pozzo, con la sua acqua profonda, rappresenta la Parola di Dio, la Torah, la Legge. La radice ebraica della parola “pozzo”è la stessa del termine”conoscenza”. Il pozzo quindi è più che una semplice cisterna d’acqua. In questo brano però il pozzo si pone in contrapposizione alla fonte:il pozzo, come abbiamo detto, è sinonimo di legge; l’acqua del pozzo però è ferma, bisogna raggiungerla con i secchi, l’acqua viva della fonte invece sgorga fresca, va incontro a chi si avvicina.

L’incontro

Gesù che siede vicino al pozzo si presenta come colui che ha pazienza, che rispetta i tempi dell’uomo: è accanto al pozzo ed aspetta che la donna venga ad attingere l’acqua, scegliendo per l’incontro un momento che appartiene alla sua quotidianità. Spesso corriamo il rischio di pensare che siamo noi a “darci da fare” per incontrare il Signore, in realtà è lui che si fa vicino a noi, si incarna nelle situazioni più strane per incontrarsi con l’uomo. L’incontro con Dio, quindi, lo svelarsi del suo progetto d’amore, deve assumere per ogni uomo sia la dimensione del dono (non ci è dovuto), che l’atteggiamento dell’ascolto (dobbiamo lasciar parlare Dio dentro di noi). Gesù dunque è in attesa vicino al pozzo, luogo d’incontro per eccellenza, ma è mezzogiorno e a quell’ora nessuno va ai pozzi perché è l’ora più calda e le famiglie sono riunite attorno alla tavola. Arriva però una donna della Samaria (senza nome perché La Samaritana: un incontro tra gli incontri rappresentante di un intero popolo) che viene ad attingere l’acqua a quest’ora insolita sicuramente a causa della sua esclusione dalla società dovuta al suo comportamento immorale: “aveva avuto cinque mariti…”. Gesù è solo perché i discepoli sono andati a prendere cibo in città e non ha una brocca per prendere l’acqua. Le regole non gli permettono di parlare con una donna e perdi più samaritana, e ovviamente neanche a lei è permesso parlare con un uomo perdi più straniero. Gesù però ha sete, una sete non solo d’acqua, ma soprattutto ha sete di salvare i peccatori ed avvia perciò un dialogo che porterà la donna a svelarsi, a portare alla luce ciò che in lei era nascosto, senza che lei venga mai offesa. La donna quindi sentendosi amata diventa credente, testimone e missionaria. Ma anche Gesù in questo dialogo si svela progressivamente: da sconosciuto a profeta e poi Messia.

Il dialogo

Gesù si rivolge alla donna dicendole: “Dammi da bere!”; si mette nella stessa condizione della donna: avere sete! Non si presenta come colui che dà, che porta, che aiuta, ma come colui che domanda. La sua domanda svela la sua vera autorità: la capacità di far crescere l’altro, di fargli posto, di renderlo vero soggetto. Autorità dunque non significa avere potere: ha vera autorità chi fa crescere l’altro, non chi esercita il potere. Chiede alla samaritana dell’acqua e l’accento della Galilea lo tradisce: è un giudeo! Chi le chiede da bere è un nemico, è uno che di solito si sente superiore a lei, donna straniera e immorale che da un giudeo può aspettarsi solo disprezzo. La donna a questo punto avrebbe potuto rifiutarsi di dargli l’acqua o avrebbe potuto dargliela e ritirarsi in buon ordine. Lei invece preferisce “attaccar bottone” e lo fa con una provocazione: “Come mai tu che sei giudeo chiedi da bere a me che sono una donna samaritana?” La donna sfida Gesù in un misto di stupore ed ironia; sentimenti comprensibili se si tiene conto del disprezzo tra i due popoli e del fatto che la donna considera l’uomo che ha davanti un giudeo tra tanti. Gesù perciò non la biasima, ma porta subito il dialogo sul vero terreno, mettendo al centro del discorso Dio e il mistero della sua persona: “Se tu conoscessi il dono di Dio e colui che ti dice: “dammi da bere”, tu stessa gliene avresti chiesto e lui ti avrebbe dato acqua viva Gesù inizia a svelare se stesso e il mistero dell’acqua viva: non è Lui che dovrebbe chiedere qualcosa, ma la donna, perché solo Lui è la sorgente che disseta. Sembra quasi che dica alla donna: “tu non sai chi sono io”, senza falsa modestia, ma anche senza sfondare la porta, avendo piuttosto chiaro quello che ha ricevuto e può dare. Egli vuole portare la donna a scoprire il suo vero bisogno, quello a cui solo Dio può rispondere: il bisogno dell’acqua viva. Gesù non umilia l’uomo manifestando apertamente la sua grandezza e potenza, ma si fa vicino ad ogni uomo condividendo i suoi stessi bisogni. Il paradosso di questo dialogo non sta tanto nel fatto che un giudeo chiede dell’acqua ad una samaritana, quanto nel fatto che sia Lui a chiedere, essendo proprio Lui il possessore della sorgente; è l’atteggiamento di un Dio-Padre che chiede un minimo di disponibilità ed apertura alla Sua Parola per poter dare in abbondanza. La donna comincia ad intuire che non ha davanti a se un giudeo qualunque. In realtà si trova La Samaritana: un incontro tra gli incontri di fronte un pozzo misterioso che contiene un’acqua che può saziare la sua profonda sete: è un dono esclusivo di Dio, è la conoscenza del mistero di Cristo, è il dono dello Spirito Santo.

Gesù acqua viva

La samaritana, a questo punto, comincia a rendersi conto che nella sua vita c’è qualcosa di sbagliato, ma la sua risposta è ancora legata all’acqua materiale del pozzo: “Signore dammi di quest’acqua perché non abbia più sete!” Non riesce ancora ad intuire fino in fondo la novità di Gesù, ma, forse senza neanche rendersene conto, pone la domanda sull’origine dell’acqua viva: “Da dove prendi l’acqua viva?” Solo Gesù conosce la fonte dell’amore misterioso e gratuito di Dio e può rivelare ciò solo a chi ascolta nella fede. Quando poi la donna, continuando con le sue provocazioni, chiede a Gesù: “Sei tu più grande del nostro padre Giacobbe?”, gli da lo spunto per fare un nuovo passo avanti. Gesù le risponde spiegandole che se Giacobbe ha donato loro un pozzo dal quale poter attingere un’acqua che toglie la sete solo per breve tempo (il riferimento è chiaramente alla Torah), lui può donare una sorgente la cui acqua disseta per sempre; un’acqua che diventa, in chi la beve, nuova sorgente generatrice di vita eterna, capace di introdurre l’uomo nella vera vita. L’acqua viva di Gesù quindi è un’acqua spirituale; bere di quest’acqua significa accogliere il mistero di Gesù per diventare suo discepolo. La samaritana rappresenta ciascuno di noi che ancora oggi arriva al pozzo con la propria sete, i propri bisogni ed attende una risposta dal Signore. Ed anche oggi Gesù ci chiede: “Che tipo di sete, che tipo di amore c’è nel cuore di ognuno di noi? E soprattutto a quali pozzi beviamo ogni giorno, con quali acque vogliamo dissetarci?” Se scrutiamo nel nostro cuore scopriamo che forse c’è qualcosa che non va, che oltre al Signore ci sono altri signori che ci fanno vivere con un cuore diviso: il Vangelo ci invita a tagliare radicalmente con il compromesso per chiedere la felicità e la vita dello spirito solo a Cristo. Bevendo alla sorgente che è Cristo siamo chiamati noi stessi a diventare sorgente che dà acqua a quelli che ci stanno vicino, che incontriamo nel nostro quotidiano. Come Gesù però, anche noi, quando vogliamo annunciare Dio non dobbiamo farlo cercando di convincere l’altro del male e del peccato che è in lui, ma dobbiamo piuttosto mostrargli il dono di Dio, di Gesù acqua viva, dobbiamo farglielo conoscere fino a mettergli nostalgia di un’acqua che non possiede; fino a che l’altro, così come la samaritana, non ci dice: “Dammi da bere di quest’acqua”.

Il “Si” della Samaritana

Ecco che la samaritana comincia a superare il livello materiale dell’acqua, comincia ad afferrare il dono di Gesù ed è pronta ad entrare nello sconfinato progetto di Dio. Si è avuto il giusto capovolgimento della situazione: non è più Gesù a chiedere, ma la samaritana. Inaspettatamente Gesù, a questo punto, compie una svolta impensata nel colloquio: dimostra alla donna di conoscere la sua situazione: “Vai a chiamare tuo marito”. La samaritana, che si La Samaritana: un incontro tra gli incontri rende conto sempre più che quello che ha di fronte non è un qualsiasi giudeo, riconosce il suo passato di infedeltà: “Non ho marito”. La richiesta di Gesù è in realtà un invito fatto alla donna perché rinunci alla sua vecchia vita, per iniziare una vita nuova nella libertà dello spirito; nell’accoglienza dall’acqua viva donata da Gesù. La risposta della samaritana è il suo”si”alla proposta di Gesù. Per questo Gesù apprezza la sincerità d’animo della donna e nel prosieguo del dialogo le dimostra come la sua sia una situazione di vita molto triste e lontana da quella della vita eterna. Gesù si è completamente svelato alla donna è lei riconosce finalmente in Gesù un profeta, un inviato da Dio che può leggere nei segreti del cuore. Riconoscendo in quel giudeo un profeta, la donna lo interroga subito sul problema del culto, sul dove sia possibile incontrare ed adorare Dio: a Gerusalemme dove c’è il tempio, come sostengono i giudei, o sul monte Garizim, come invece affermano i samaritani. Gesù superando la secolare controversia tra i due popoli, fa alla donna una grande rivelazione: “E’ venuta l’ora in cui Dio non lo si incontra più a Gerusalemme, né sul monte Garizim, ma lo si incontra nello Spirito e nella Verità. L’autentico luogo della preghiera quindi deve essere quello di un culto spirituale, un’adorazione che si rivolge al Padre e si pratica nello spirito e nella verità di Cristo. Bisogna adorare Dio nel proprio corpo, dove il Padre, il Figlio e lo Spirito prendono dimora. La donna ora è in sintonia con Gesù: “So che deve venire il Messia e che quando verrà Lui ci farà capire ogni cosa”. Gesù le si svela nella sua verità di Messia e la donna passa dalla miseria alla salvezza. La samaritana quindi, da donna emarginata, immorale e straniera, alla fine dell’incontro con Gesù diventa donna di fede e testimone tra la sua gente; dimentica di dover prendere l’acqua, ma soprattutto dimentica la sua condizione. L’unica cosa che diventa importante per lei è quella di correre dalla sua gente e raccontare la sua esperienza, il suo incontro. Ma anche lei non impone alla sua gente un dogma; racconta i fatti che le sono accaduti e lascia loro questo interrogativo: “Che sia costui il Messia?” La gente potrà fare la propria scelta in tutta libertà.

Conclusione

Il Signore invita anche noi a sentire la fonte zampillante dello Spirito che è in ognuno di noi ed anche noi, come la donna seduta al pozzo, dobbiamo comprendere che solo Cristo placherà la nostra sete, ma solo se noi gli daremo spazio. Alla samaritana sono bastati dieci minuti in compagnia di Gesù ed un minimo di disponibilità perché la sua vita si trasformasse radicalmente.

Ma in cosa credono gli evangelici?

Ma in cosa credono gli evangelici?

Evangelici o Protestanti

Si chiamano ʺevangeliciʺ  perché la base su cui si fonda la loro fede cristiana è l’Evangelo di Gesù Cristo. ʺProtestantiʺ, da pro‐testari (dichiararsi a favore di qualcosa o qualcuno o fare opposizione contro ingiustizia e prevaricazione). Alcuni punti importanti differenziano i protestanti dai cattolici:

La chiesa

I protestanti pensano che nessuna chiesa detenga in modo esclusivo la verità. La Chiesa di Cristo una, santa, apostolica, universale (che è il significato della parola  ʺcattolicaʺ) si esprime sulla terra nella dimensione storica, umana, fallibile, in comunità locali, differenti le une dalle altre per dottrina, struttura, forme di culto. La differenza, in sé legittima, diventa negativa quando porta alla divisione e alla opposizione. L’unità nella diversità è il cammino da percorrere perché l’Evangelo di Cristo sia predicato fedelmente, pur nella ricchezza di accentuazioni diverse, in un confronto reciproco continuo ispirato a fraternità e unità di intenti.

Il culto

Gli elementi del culto evangelico sono essenzialmente: la lettura e la predicazione della Parola del Signore, la preghiera, l’annuncio della grazia, la confessione di fede, il canto della comunità, la Cena del Signore (non tutte le domeniche). 

I luoghi di culto

Essi non hanno carattere di sacralità. Non sono i muri che garantiscono la presenza del Signore, ma la sua promessa: ʺDove due o tre sono riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loroʺ (Matteo 18.20).

I ministri

Tutti i servizi ministeriali possono essere assunti sia da donne che da uomini. I ministeri nelle chiese evangeliche (Pastori, Dottori, Anziani e Diaconi, e altri ancora secondo i doni dello Spirito) non costituiscono un  ʺcleroʺ  con prerogative esclusive, né una ʺgerarchiaʺ e, se lo vogliono, possono contrarre matrimonio. Il Capo della Chiesa è Gesù Cristo che non ha vicari terreni. Il governo della chiesa, sotto la guida dello Spirito, è affidato a organismi assembleari.

I sacramenti

Per i protestanti i sacramenti (atti voluti e istituiti direttamente da Gesù) sono due: battesimo e Cena del Signore.

Per quanto riguarda il battesimo esistono due differenti tradizioni: una che lo amministra per aspersione ai figli in tenera età dei credenti, oppure agli adulti non battezzati, l’altra che lo amministra per immersione ai credenti dopo esplicita confessione di fede (come avviene nella nostra comunità lissonese). La stessa confessione di fede è richiesta a chi è stato battezzato da bambino (confermazione).

La Cena del Signore, data sotto le due speci del pane e del vino, è segno della grazia efficace di Dio che in Gesù Cristo ha dato se stesso sulla croce per la nostra salvezza, ed è segno della sua reale presenza in noi e in mezzo a noi, dell’attesa gioiosa del ritorno glorioso del Cristo risorto. Tutto ciò non implica un ministero sacerdotale né implica una materializzazione del corpo di Cristo.

Il peccato e la grazia

Tutti siamo peccatori e tutti siamo salvati per la sola grazia per mezzo di Gesù Cristo. La fede è l’unica possibilità umana di accogliere e conoscere la grazia. Le buone opere non servono per acquisire meriti di salvezza, ma sono l’indispensabile espressione della nostra riconoscenza e del nostro amore verso il Signore che ci ha amati, perdonati e salvati.

I santi

Secondo il Nuovo Testamento tutti i credenti sono definiti santi. Coloro che hanno vissuto la vocazione cristiana con particolare intensità, consacrazione in fede e in opere e in alcuni casi fino al prezzo della vita (martiri), sono anch’essi salvati per sola grazia e non hanno acquisito speciali meriti né per loro stessi né per noi. I protestanti li ricordano come figure significative e esemplari, ma non li fanno oggetto di particolare venerazione, né li beatificano o santificano, né richiedono la loro intercessione.

La madre di Gesù

ʺBenedetta tra le donneʺ è Maria per essere stata ʺcolmata di graziaʺ, scelta da Dio per essere la madre terrena di Gesù Cristo. Essa, secondo il vangelo, ha avuto altri figli da Giuseppe. I protestanti, pur riconoscendo la sua importanza come prima testimone di Cristo e come esempio sublime di fede, umiltà, obbedienza, non la considerano essere soprannaturale né la fanno oggetto di speciale venerazione.

Le immagini e i segni

I protestanti, generalmente, non hanno immagini o statue sia perché il secondo comandamento lo vieta, sia per evitare il rischio, presente nella religiosità popolare, di identificare l’immagine con la realtà raffigurata. I protestanti hanno la croce come segno distintivo del cristianesimo, ma non il crocifisso, perché Cristo è risorto! I protestanti non adottano il  ʺsegno della croceʺ  perché oggetto di interpretazioni non corrette come atto di superstizione, di propiziazione o addirittura  ʺportafortunaʺ.

Nei culti protestanti la ritualità è ridotta a pochi elementi essenziali.

I miracoli

Gesù compiva miracoli come segni della sua predicazione di salvezza e di amore. E’ lecito nella nostra vita scorgere questi segni anche nelle piccole cose, normali o straordinarie. Essi indicano, al di là di loro stessi, il vero unico miracolo: il dono di Dio in Cristo Gesù. Diffidiamo di ogni altro miracolo, soprattutto di carattere straordinario. Anche le forze demoniache possono far miracoli. Su di essi non può essere edificata un’autentica fede cristiana.

I morti

Al momento della nostra morte, noi rimettiamo la nostra esistenza nelle mani di Dio, fiduciosi del suo perdono, del suo amore, della certezza della sua salvezza e del dono della risurrezione e della vita eterna offertoci da Cristo. Non è dunque necessario il ʺsuffragioʺ per i defunti.

Ma Dio esiste?

Ma Dio esiste?

Quante volte abbiamo avuto segnali chiari per poterlo affermare, eppure il nostro orgoglio o il timore di dover accettare di dipendere da qualcuno che ne sa più di noi hanno avuto il sopravvento. Vi lascio con una storiella che ci aiuta a identificare la nostra situazione. Nel ventre di una donna incinta si trovavano due bebè. Uno di loro chiese all’altro:
  • Tu credi nella vita dopo il parto? – Certo. Qualcosa deve esserci dopo il parto. Forse siamo qui per prepararci per quello che saremo più tardi.
  • Sciocchezze! Non c’è una vita dopo il parto. Come sarebbe quella vita?
  • Non lo so, ma sicuramente… ci sarà più luce che qua. Magari cammineremo con le nostre gambe e ci ciberemo dalla bocca.
  • Ma è assurdo! Camminare è impossibile. E mangiare dalla bocca? Ridicolo! Il cordone ombelicale è la via d’alimentazione … Ti dico una cosa: la vita dopo il parto è da escludere. Il cordone ombelicale è troppo corto.
  • Invece io credo che debba esserci qualcosa. E forse sarà diverso da quello cui siamo abituati ad avere qui.
  • Però nessuno è tornato dall’aldilà, dopo il parto. Il parto è la fine della vita. E in fin dei conti, la vita non è altro che un’angosciante esistenza nel buio che ci porta al nulla.
  • Beh, io non so esattamente come sarà dopo il parto, ma sicuramente vedremmo la mamma e lei si prenderà cura di noi.
  • Mamma? Tu credi nella mamma? E dove credi che sia lei ora? Dove?
  • Tutta in torno a noi! E’ in lei e grazie a lei che viviamo. Senza di lei tutto questo mondo non esisterebbe.
  • Eppure io non ci credo! Non ho mai visto la mamma, per cui, è logico che non esista.
  • Ok, ma a volte, quando siamo in silenzio, si riesce a sentirla o percepire come accarezza il nostro mondo. Sai? … Io penso che ci sia una vita reale che ci aspetta e che ora soltanto stiamo preparandoci per essa …
  • Sarà ma io mi fido poco o nulla di quello che non vedo …

La Bibbia è storicamente accurata?

La Bibbia è storicamente accurata?

Il caso Daniele

Qualcuno si ostina a credere ancora che Baldassar, il sovrano citato  nel libro di Daniele nella Bibbia, al capitolo 5, sia stato confuso dall’autore con Nabonide, ultimo sovrano di Babilonia, eppure abbiamo dall’archeologia prove concrete  che Daniele avesse perfettamente ragione a scrivere ciò che ha voluto riportare. Da dove nascono questi dubbi allora? Certamente da un approccio poco serio al testo biblico, spesso analizzato con pregiudizio e senza un vero spirito razionale che dovrebbe animare un onesto ricercatore. Perché dico questo? Seguitemi nella mia analisi razionale … e ve ne renderete conto.

Nessuno storico extrabiblico accenna mai a questo personaggio, Baldassar. Quindi, se saremo così frettolosi e poco ortodossi, potremmo sospettare che la Bibbia possa contenere incongruenze storiche. E’ un po’ presto per arrivare con così pochi elementi ad una conclusione azzardata e poco seria, non credete? Berosso , sacerdote, astronomo e astrologo babilonese vissuto tra il IV e il III secolo aC, celebre per aver composto in greco la Babyloniaká, ovvero la Storia di Babilonia, citata negli scritti dello storico giudeo Giuseppe Flavio, ci fa arrivare la seguente successione di re di Babilonia: Nabucodonosor (citato nelle Scritture), Evil-Marudack (l’Evil-Merodac delle Scritture, 2 Re 25:27; Geremia 52:31), Neriglissar (Geremia 39:3, 13), Laborosoarchad, Nabonide e Ciro. Lo storico greco Tolomeo riporta la medesima successione con nomi leggermente diversi; in ogni modo, Baldassar non compare in nessuno dei due elenchi.

In seguito, sorse il sospetto ai critici razionalisti che Daniele non fosse stato presente a ciò che affermava e che forse il suo libro avesse una data più tarda di quello di Berosso. Già… i soliti sospetti che vogliono screditare l’attendibilità della Bibbia…senza riuscirci, aggiungo io! Come poteva Berosso aver sbagliato? E come mai storici quali Erodoto, Senofonte, non fanno alcun cenno a questo presunto monarca? Ma io voglio invertire la domanda: perché la Bibbia è meno attendibile dei resoconti di Berosso, Tolomeo, ecc.? Questi uomini sono infallibili? Sono sempre stati testimoni oculari? O riportano anch’essi spesso ciò che hanno potuto raccogliere con informazioni non sempre documentate, accontentandosi a volte di riferimenti tramandati oralmente o di tradizioni?

Per capire di quali imperi stiamo parlando, siamo attorno al 560-530 a.C., puoi consultare questa cartina. Quindi, per capirci, il profeta Daniele nel capitolo 5 del suo libro avrebbe dovuto parlare di Nabonide e non di Baldassar, almeno questo dicevano i critici fino a quasi 130 anni fa. Quanto durò il Regno di Nabonide? Dalla storia sappiamo che dal 555 a.C al 553 Nabonide fu in Cilicia, in Siria e poi in Arabia dove ricostruì Teima , città nella quale soggiornò a lungo, come risulta nella lacunosa Cronaca di Nabonide, fino al 545 a.C. Questa, come puoi vedere qui, è una tavoletta cuneiforme che fu rinvenuta tra le rovine di un luogo vicino alla odierna Bagdad nel 1879. Il testo di questa tavoletta fu pubblicato per la prima volta da T.G. Pinches nel 1882 e successivamente fu ripubblicato da Sidney Smith nel suo libro Babylonian Historical Texts (Londra, 1924). Per dare al lettore un’idea di come questa tavoletta “fissi” la data della caduta di Babilonia, si riporta di seguito la parte che interessa nella traduzione di “Ancient Near East Texts” di James B. Pritchard, Princenton, New Jersey, 1950 p. 306: [anno diciassettesimo] … Nel mese di Tashritu, quando Ciro attaccò l’esercito di Akkad a Opis, sul Tigri, la popolazione di Akkad si ribellò, ma egli (Nabonide) massacrò gli abitanti in tumulto. Il 15° giorno Sippar fu presa senza combattere, Nabonide fuggì. Il 16° giorno Gobryas (Ugbaru), governatore del Gutium, e le truppe di Ciro entrarono in Babilonia senza combattere. In seguito Nabonide fu catturato in Babilonia quando tornò (quivi).

La conferma data da Gesù agli scritti di Daniele era per i credenti una garanzia del tutto soddisfacente dell’autenticità del libro, ma la sua attendibilità appariva compromessa agli occhi dei critici: pur non mettendo in discussione la veridicità di Cristo, sussisteva il fatto che non un solo storico profano menzionava il personaggio Baldassar. Questa situazione perdurò sino a quando sir Henry Rawlinson decifrò alcuni cilindri in cui figuravano informazioni riguardanti appunto Nabonide (Kitto J., A Cyclopedia of Biblical Literature, vol. 1, pag. 333. Cfr. Fuller M. J., An essay on the authenticity of the book of Daniel, pag. 156.) Da queste affermazioni emerse chiaramente che Bil-shar-uzur (Baldassar) era figlio di Nabonide e che per un periodo fu coreggente nel regno (Rawlinson H, The historical evidences of the truth of the Scripture records, pag. 441 e segg. Cfr. anche  Horne H. T., Compendious Introduction to the Study of the Bible, pag. 433-434)

Questa scoperta pose fine alla discordanza tra gli scritti di Berosso e quelli di Daniele: Nabonide era stato l’ultimo re di Babilonia che era fuggito dalla sua capitale per potersi successivamente arrendere, mentre Baldassar, rimasto a Babilonia in sua vece, perì quando la città cadde in mano persiana. Questo spiega anche perché Baldassar promise a chiunque avesse interpretato lo scritto sulla parete di diventare “terzo nel regno” (Daniele 5:7), essendo egli stesso secondo, dopo Nabonide suo padre. Inoltre, per quanto Baldassar non sia mai stato formalmente incoronato, gli storici greci Erodoto e Senofonte ci confermano che Babilonia fu presa dai Persiani mentre era in corso una festa religiosa, senza quasi che gli abitanti se ne rendessero conto. Proprio come racconta il capitolo 5 del libro di Daniele. (Cfr. Rawlinson H., History of Herodotus, Volume 1, pag. 431-432. ) e come ben riporta, se non bastasse, il reperto del  British Museum , il già citato cronache di Nabonide.

Baldassar viene detto “figlio di Nabucodonosor” al verso 2 del cap. 5 di Daniele, mentre nelle cronache viene detto “figlio di Nabonide”: messi insieme i dati forniti dai testi cuneiformi e da Erodoto (I, 185-186), si deduce che Nitocris, moglie di Nabonide padre di Baldassar, essendo probabilmente figlia di Nabucodonosor, Baldassar poteva dirsi figlio di costui (cfr. R.P. Dougherty, Nabonidus and Belshassar; a study of the closing events of the neo-babylonian Empire, New Haven 1929). Sempre grazie a questo reperto conservato a Londra troviamo: Diciassettesimo anno (539/538): Nabu passato da Borsippa per la processione di Bel [lacuna] Il re entrò nel tempio di Eturkalamma ; nel tempio fece una libagione di vino. Bêl uscì in processione. Si sono esibiti al festival del nuovo anno secondo il rituale completo [4 aprile] . Nel mese di [ ABU ?] Lugal-Marada e gli altri dèi della città Marad, Zabada e gli altri dèi di Kish, la dea Ninlil e gli altri dei del Hursagkalama visitato Babilonia. Fino alla fine del mese Ululu tutti gli dèi di Akkad(Babilonia)-quelli sopra e quelli di sotto-entrato Babilonia. Gli dei di Borsippa, Cutha e Sippar non sono entrati.

Nel mese di Tašrîtu (Ottobre) , quando Ciro attaccò l’esercito di Akkad a Opis sul Tigri, gli abitanti di Akkad si ribellarono, ma lui [Ciro] massacrò gli abitanti. Il quindicesimo giorno [12 ottobre], Sippar  sequestrato senza battaglia. Nabonedo fuggito. Il sedicesimo giorno, Gobria [litt: Ugbaru] il governatore di Gutium, e l’esercito di Ciro entrò Babilonia senza combattere. … Nel mese di Arahsamna, il terzo giorno [29 ottobre], Ciro entrò Babilonia, [oggetti non identificati] sono stati riempiti prima di lui – lo stato di pace è stato imposto alla città. Cyrus ha inviato un saluto a tutti Babilonia. Gobria, il suo governatore,  installato in Babilonia…Il re Ciro aveva conquistato Babilonia nel diciottesimo anno di Nabonide (556-539 a.C.), il quale, rifugiatosi a Borsippa, minacciato di assedio, si arrese. Ciro, per allontanarlo definitivamente da Babilonia, lo nominò governatore di Carmania (regione dell’antico Iran) dove morì (Smith S., Babylonian historical texts: relating to the capture and downfall of Babylon, pag. 35).

Che dire? Ecco allora che Babilonia viene presa la notte descritta da Daniele, mentre regna Baldassar e Nabonide è fuggiasco. Quadra tutto, niente è fuori posto, la Bibbia aveva perfettamente ragione! Come mai ancora in rete troviamo citazioni fuorvianti che parlano di scambio di persone e di errori di Daniele? Ancora a Londra, al British Museum, sul cilindro di Ciro sono riportate nelle linee 1-19 le azioni “incorrette” di Nabonide, l’ultimo re di babilonia, ed indirettamente si fa riferimento a suo figlio Belshazzar.

I critici della Bibbia dicono che Daniele ha confuso Dario il Medo con Dario I il persiano. E figurati!  Ciò è errato in quanto:

  1. Dario I, figlio di Istape, non poteva essere chiamato il Medo in quanto tutti ben sapevano che era un discendente dell’antica linea regale persiana.
  2. Dario I non poteva avere assunto il potere a Babilonia all’età di sessantadue anni, come viene detto nel testo, perché era noto a tutti che cominciò a regnare abbastanza giovane.
  3. In Dan.9:1 vien detto che Dario, figlio di Assuero (re), della stirpe dei Medi, fu costituito re sopra tutto il regno dei Caldei. Il termine “fu costituito” (in aramaico homlàk) lascia intendere che egli abbia ricevuto il titolo di re del regno dei Caldei da un autorità più elevata di lui, quindi da Ciro.
Questo si accorda bene con l’ipotesi che egli possa essere stato fatto viceré di Babilonia da Ciro il Grande, il quale lo aveva nominato governatore di Babilonia, e gli aveva permesso di portare il nome di re, come era già avvenuto nel caso di Baldassar, costituito re di Babilonia dal padre Nabonedo.I critici tuttavia obiettano che un semplice vicerè non poteva avere l’autorità da emettere un decreto che si estendeva a tutti gli abitanti della terra, come viene detto in Dan. 6:25. Si deve però osservare che la parola aramaica (ARA’) e la corrispondente ebraica “ERES”, che significano “terra” non necessariamente indicano un vasto impero ma possono indicare semplicemente un territorio o una contrada ben delimitata.   Quindi il decreto di Dario il Medo valeva soltanto nel territorio o nella contrada in cui era stato costituito governatore da Ciro il Grande.   Inoltre essendoci l’usanza da parte dei re di Babilonia fin dai tempi di Hammurabi di farsi chiamare “re di tutto l’universo” (letterale “re di tutti”), può darsi che anche Dario il Medo abbia semplicemente seguito l’antico costume che usava un termine implicante il dominio universale, pur non avendolo in realtà.   Si trattava semplicemente di una frase che faceva ormai parte dell’antico protocollo regale, ma che negli anni successivi perse il suo significato originario.

J.C. Whitcomb nel suo studio “Darius the Mede” del 1959 ha raccolto tutte le antiche iscrizioni riguardanti Ugbaru, Gubaru e Gaubaruva, che si trovavano nella Cronaca di Nabonide, nei testi del Contenau, nei testi di Tremayne e nella iscrizione di Behistum. Ha messo a confronti tutte queste iscrizioni e, con un paziente lavoro di comparazione e di eliminazione, ha dimostrato che Ugbaru( o Gobria) e Gubaru non sono lo stesso personaggio, il cui nome veniva pronunciato in maniera diversa, ma si trattava di due personaggi  ben distinti fra loro. L’idea che si trattasse sempre dello stesso personaggio, pronunciato in maniera diversa dai vari scrittori antichi, aveva provocato negli studiosi molta confusione inducendoli a respingere l’identificazione fra tale personaggio e Dario il Medo a causa delle notevoli differenze riscontrate nelle loro storie. In realtà Ugbaru fu un vecchio generale che divenne governatore di Gutium; fu lui a causare la conquista di Babilonia deviando le acque dell’Eufrate in un canale artificiale. Ma secondo i testi cuneiformi egli visse soltanto poche settimane dopo la sua vittoriosa impresa morendo a causa di una malattia improvvisa.

Sembra che dopo la sua morte un certo Gubaru sia stato stabilito governatore di Babilonia e di Ebirnâri (“regione al di là del fiume”) da parte del re Ciro il Grande. Egli è così chiamato nelle tavolette datate al quarto, sesto, settimo e ottavo anno del regno di Ciro (ossia 535, 533, 532 e 531 a.C.) e poi nel secondo, terzo, quarto e quinto anno di Cambise II (ossia 528, 527, 526 e 525 a.C.). Sembra che sia morto durante una rivolta e durante il regno di Dario I perché il 22 marzo del 520 a.C. il nuovo governatore di Babilonia risulta essere un certo Ushtani. W.F. Albright in The Date and Personality of the Chronicler (journal of Biblical Literature vol.40,p.11, n.2) asserisce che il nome Dario, persiano Darayavahush, era un titolo onorifico simile al nostro Cesare o Augusto al tempo dell’impero romano.   Nel persiano medievale (Zend) troviamo la parola dara con il senso di re. Quindi questo Gubaru è stato evidentemente chiamato col titolo onorifico Darayavahush.

Altra strana obiezione che trovate anche in rete, di alcuni presunti critici, è che la divisione del regno in satrapie spetta a Dario I, figlio di Istaspe. Pongo una seria domanda. Come mai  dal frammento delle Cronache di Nabonide abbiamo appurato che, nel descrivere la caduta di Babilonia, si cita che Ugbaru “governatore di Gutium e l’esercito di Ciro entrarono a Babilonia senza combattere”; poi, dopo aver descritto l’ingresso di Ciro in città avvenuto 17 giorni più tardi, l’iscrizione afferma inoltre che Gubaru, “il suo governatore, insediò dei governatori in Babilonia”, la stessa cosa che viene detta di Dario il Medo nel testo biblico? (Dan 6:1,2) Quindi perché sostenere inutilmente, andando contro la storia stessa, che per avere una suddivisione e reggenza con satrapi bisogna aspettare l’avvento di Dario I, qualche anno dopo la caduta di Babilonia ad opera di Ciro?

Quindi, possiamo accertare, invece, che Gubaru governava una regione che si estendeva per tutta la lunghezza della Mezzaluna Fertile, più o meno i vecchi territori del precedente impero babilonese. Va ricordato che di Dario il Medo viene detto che “era stato costituito” (quindi messo al potere da qualcun altro, il che fa pensare che fosse un governatore, come questo Gubaru) “re sul regno dei Caldei” (Dan 5:31), ma non “re di Persia” come invece viene definito Ciro (Dan 10:1).  Quindi, Dario il Medo  in realtà è stato un viceré che governava sul regno dei Caldei, ma subordinato a Ciro, il supremo monarca dell’impero persiano. A sostegno di questa ipotesi viene osservato che, nei rapporti con i sudditi babilonesi, Ciro era “re di Babilonia, re delle nazioni”, sostenendo in tal modo che l’antica dinastia di monarchi babilonesi rimaneva ininterrotta ed “egli lusingava la loro vanità, si assicurava la loro lealtà” dando il titolo formale di re al satrapo,  che rappresentava l’autorità sovrana dopo la partenza del re.

Concludo: la Bibbia, pur non essendo un testo prettamente storico, non contiene citazioni poco esatte o approssimative, ma al contrario è stata scritta da uomini illuminati da Dio, testimoni oculari degli eventi storici della loro epoca, ma soprattutto testimoni di un rapporto di fede col loro Dio che si rivela all’uomo. A noi ha lasciato le Scritture per mostrarci il suo piano di redenzione e per rivelarsi pienamente. Beffeggiarsi di esse, e screditarle con pregiudizio, ci allontanerà sempre più dalla Verità.

“Chi ascolta la mia Parola e crede a Colui che mi ha mandato ha vita eterna” – Gesù (Vangelo di Giovanni cap 5:24) anche Giovanni è stato un testimone oculare!