Siamo evangelici

Siamo evangelici

Siamo cristiani che riconoscono Gesù Cristo come loro Signore e Salvatore. Il termine “evangelici” inizialmente ci è stato affibbiato da altri. Purtuttavia ci sta bene se si vuole mantenere la radice del suo significato. Evangelico proviene dal termine Evangelo (o Vangelo) che significa “buona notizia”, la buona notizia di Gesù Cristo appunto. Infatti noi crediamo di doverci riferire al Vangelo ed alla Bibbia come alla somma autorità per la nostra fede e condotta di vita. La Bibbia è assolutamente centrale per la fede cristiana. L’uomo saprebbe molto poco su Dio e su se stesso se Dio non avesse parlato e non si fosse rivelato nella sua Parola. Il Dio che emerge dalle pagine della Bibbia non è un Dio indifferente, immobile e muto, ma il Dio che parla alla sua creatura, un Dio che è in missione verso l’uomo smarrito.

Per questo la Bibbia è essenziale per la vita di chiunque. Sostenere la sua centralità significa prima di tutto riconoscere che la Bibbia è il mezzo particolare attraverso il quale Dio comunica la sua verità all’uomo. Senza di essa ci sarebbe molta incertezza, ma per mezzo suo vi può essere la luce e la certezza di attingere dalla fonte diretta di Dio. Avendo perciò Dio rivolto all’uomo il suo messaggio, quest’ultimo può sperare, essere liberato e salvato.

In questo senso essere evangelici significa essere coerenti con l’affermazione di Dio come Signore, come Colui che ha parlato nella sua Parola e che attraverso di essa può liberare l’uomo da tutte le sue illusioni rivolgendogli una parola certa per la sua salvezza. Se la Bibbia è il mezzo attraverso il quale Dio comunica la sua verità all’uomo, allora ogni uomo ha la libertà d’accostarsi ad essa. Il potere e la chiarezza della Parola di Dio è tale da non aver bisogno d’altro sostegno che la sua stessa forza. Lo Spirito Santo è capace di rendere efficace la Scrittura nel cuore delle persone.

Chiesa

Per questo si parla anche di “sacerdozio universale” dei credenti. Nel senso che ciascun uomo, il più potente come il più umile, il più ricco come il più povero sono posti, nel loro rapporto con Dio, su di uno stesso piano. E se tutti sono liberi d’accostarsi alla Parola di Dio, tutti sono “sacerdoti”. Non c’è bisogno di mediatori umani tra Dio e gli uomini, ma tutti sono fratelli. Le chiese evangeliche non si riuniscono attorno a degli uomini, che pure possono avere dei doni particolari da Dio, ma sono riunite attorno alla Parola di Dio.

Essendo cristiani crediamo che Gesù sia il solo Signore. Siamo fermamente convinti dalla Parola di Dio, che al di fuori di Lui non sia possibile essere salvati “perché non v’è sotto al cielo alcun altro nome per il quale si abbia ad essere salvati” (Atti 4,12). Gesù è per noi il solo Mediatore tra Dio e gli uomini (1Timoteo 2.5), perciò non c’è bisogno di alcun altro che faccia da tramite tra Dio e gli uomini. Dio è al di sopra di tutti e di tutto.

Forse ci si può chiedere perché si ritiene di aver bisogno d’un Salvatore. Senz’altro perché in quanto esseri umani riconosciamo la nostra totale incapacità nel realizzare il bene secondo Dio. Dinanzi al Dio santo della Bibbia, ciò che l’uomo può realizzare di meglio non è altro che un “abito sporco”. Ciò che la Bibbia chiama peccato non è una generica tendenza o determinazione casuale, non è solo lo stato di continua incertezza, il peccato è perversione del cuore, un voler rimanere in uno stato di orgoglio facendo a meno di Dio. E’ qualcosa che attinge alla più intima essenza del nostro essere e che dinanzi alla santità di Dio è immondo. Per scalzare questa corruzione non è in alcun modo possibile affidarsi a pratiche religiose (digiuni, pellegrinaggi, sofferenze o altro). Questo è ciò che propongono tutte le diverse religioni. Questa è la nevrosi di una falsa salvezza che cresce sul terreno delle illusioni umane. Tutti i sistemi umani dicono: “Tu devi fare”. Tutti impongono all’uomo certe richieste che in definitiva egli non può realizzare. Cristo è invece venuto ad annunciare qualcosa di assolutamente diverso, un’autentica buona notizia: “Tu non devi meritarti nulla, io ho compiuto tutto. Tu non devi salvarti, io ti ho salvato. Tu non devi giungere ad un certo livello di giustizia, io sono la tua giustizia. Tu non devi espiare i tuoi peccati, io li ho espiati”.

Allora come può essere realmente vissuta una tale prospettiva? Soltanto per fede: fede come riconoscimento e accettazione dell’opera della grazia che dice: “Tutto è compiuto!” (Giovanni 19,30). Sotto il cupo cielo della condizione umana Dio lascia trapelare la luce della speranza. Gesù disse: “Venite a me voi tutti che siete travagliati ed aggravati, e io vi darò riposo” (Matteo 11,28). “Io sono la luce del mondo, chi mi segue non camminerà nelle tenebre, anzi avrà la luce della vita” (Giovanni 8,12). Qui non si tratta di migliorare, ma di cambiare radicalmente, di “nascere di nuovo”; non si tratta d’aggiornarsi, ma di convertirsi. Senza Dio anche il progresso non è che decadenza, poiché ogni miglioramento ci pone nuovamente in presenza della nostra derisoria insufficienza e della nostra minacciosa finitudine.

Alle persone sconvolte dalle esigenze assolute di Dio, il Vangelo di Cristo annuncia un perdono totale e quindi la pace. La sua opera è completa ed irripetibile, la sua luce sufficientemente luminosa per far impallidire tutto ciò che è umano e smascherare le meschine illusioni della nostra povertà. La grazia è ciò che non si merita! Forse tanti la stanno cercando da tanto tempo senza rendersi conto che è un dono libero e sovrano di Dio che ama e chiama per nome. La grazia può essere accolta solo per fede, ma anche con la riconoscenza più completa. “Chi crede nel Figliuolo ha la vita eterna”. La salvezza è un dono di Dio che vale per l’eternità. E quando la si è conosciuta la si può confessare davanti agli uomini per la gloria di Dio.

Ma in cosa credono gli evangelici?

Ma in cosa credono gli evangelici?

Evangelici o Protestanti

Si chiamano ʺevangeliciʺ  perché la base su cui si fonda la loro fede cristiana è l’Evangelo di Gesù Cristo. ʺProtestantiʺ, da pro‐testari (dichiararsi a favore di qualcosa o qualcuno o fare opposizione contro ingiustizia e prevaricazione). Alcuni punti importanti differenziano i protestanti dai cattolici:

La chiesa

I protestanti pensano che nessuna chiesa detenga in modo esclusivo la verità. La Chiesa di Cristo una, santa, apostolica, universale (che è il significato della parola  ʺcattolicaʺ) si esprime sulla terra nella dimensione storica, umana, fallibile, in comunità locali, differenti le une dalle altre per dottrina, struttura, forme di culto. La differenza, in sé legittima, diventa negativa quando porta alla divisione e alla opposizione. L’unità nella diversità è il cammino da percorrere perché l’Evangelo di Cristo sia predicato fedelmente, pur nella ricchezza di accentuazioni diverse, in un confronto reciproco continuo ispirato a fraternità e unità di intenti.

Il culto

Gli elementi del culto evangelico sono essenzialmente: la lettura e la predicazione della Parola del Signore, la preghiera, l’annuncio della grazia, la confessione di fede, il canto della comunità, la Cena del Signore (non tutte le domeniche). 

I luoghi di culto

Essi non hanno carattere di sacralità. Non sono i muri che garantiscono la presenza del Signore, ma la sua promessa: ʺDove due o tre sono riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loroʺ (Matteo 18.20).

I ministri

Tutti i servizi ministeriali possono essere assunti sia da donne che da uomini. I ministeri nelle chiese evangeliche (Pastori, Dottori, Anziani e Diaconi, e altri ancora secondo i doni dello Spirito) non costituiscono un  ʺcleroʺ  con prerogative esclusive, né una ʺgerarchiaʺ e, se lo vogliono, possono contrarre matrimonio. Il Capo della Chiesa è Gesù Cristo che non ha vicari terreni. Il governo della chiesa, sotto la guida dello Spirito, è affidato a organismi assembleari.

I sacramenti

Per i protestanti i sacramenti (atti voluti e istituiti direttamente da Gesù) sono due: battesimo e Cena del Signore.

Per quanto riguarda il battesimo esistono due differenti tradizioni: una che lo amministra per aspersione ai figli in tenera età dei credenti, oppure agli adulti non battezzati, l’altra che lo amministra per immersione ai credenti dopo esplicita confessione di fede (come avviene nella nostra comunità lissonese). La stessa confessione di fede è richiesta a chi è stato battezzato da bambino (confermazione).

La Cena del Signore, data sotto le due speci del pane e del vino, è segno della grazia efficace di Dio che in Gesù Cristo ha dato se stesso sulla croce per la nostra salvezza, ed è segno della sua reale presenza in noi e in mezzo a noi, dell’attesa gioiosa del ritorno glorioso del Cristo risorto. Tutto ciò non implica un ministero sacerdotale né implica una materializzazione del corpo di Cristo.

Il peccato e la grazia

Tutti siamo peccatori e tutti siamo salvati per la sola grazia per mezzo di Gesù Cristo. La fede è l’unica possibilità umana di accogliere e conoscere la grazia. Le buone opere non servono per acquisire meriti di salvezza, ma sono l’indispensabile espressione della nostra riconoscenza e del nostro amore verso il Signore che ci ha amati, perdonati e salvati.

I santi

Secondo il Nuovo Testamento tutti i credenti sono definiti santi. Coloro che hanno vissuto la vocazione cristiana con particolare intensità, consacrazione in fede e in opere e in alcuni casi fino al prezzo della vita (martiri), sono anch’essi salvati per sola grazia e non hanno acquisito speciali meriti né per loro stessi né per noi. I protestanti li ricordano come figure significative e esemplari, ma non li fanno oggetto di particolare venerazione, né li beatificano o santificano, né richiedono la loro intercessione.

La madre di Gesù

ʺBenedetta tra le donneʺ è Maria per essere stata ʺcolmata di graziaʺ, scelta da Dio per essere la madre terrena di Gesù Cristo. Essa, secondo il vangelo, ha avuto altri figli da Giuseppe. I protestanti, pur riconoscendo la sua importanza come prima testimone di Cristo e come esempio sublime di fede, umiltà, obbedienza, non la considerano essere soprannaturale né la fanno oggetto di speciale venerazione.

Le immagini e i segni

I protestanti, generalmente, non hanno immagini o statue sia perché il secondo comandamento lo vieta, sia per evitare il rischio, presente nella religiosità popolare, di identificare l’immagine con la realtà raffigurata. I protestanti hanno la croce come segno distintivo del cristianesimo, ma non il crocifisso, perché Cristo è risorto! I protestanti non adottano il  ʺsegno della croceʺ  perché oggetto di interpretazioni non corrette come atto di superstizione, di propiziazione o addirittura  ʺportafortunaʺ.

Nei culti protestanti la ritualità è ridotta a pochi elementi essenziali.

I miracoli

Gesù compiva miracoli come segni della sua predicazione di salvezza e di amore. E’ lecito nella nostra vita scorgere questi segni anche nelle piccole cose, normali o straordinarie. Essi indicano, al di là di loro stessi, il vero unico miracolo: il dono di Dio in Cristo Gesù. Diffidiamo di ogni altro miracolo, soprattutto di carattere straordinario. Anche le forze demoniache possono far miracoli. Su di essi non può essere edificata un’autentica fede cristiana.

I morti

Al momento della nostra morte, noi rimettiamo la nostra esistenza nelle mani di Dio, fiduciosi del suo perdono, del suo amore, della certezza della sua salvezza e del dono della risurrezione e della vita eterna offertoci da Cristo. Non è dunque necessario il ʺsuffragioʺ per i defunti.

Siamo cristiani

Siamo cristiani

Siamo cristiani che riconoscono Gesù Cristo come loro Signore e Salvatore. Il termine “evangelici” inizialmente ci è stato affibbiato da altri. Purtuttavia ci sta bene se si vuole mantenere la radice del suo significato. Evangelico proviene dal termine Evangelo (o Vangelo) che significa “buona notizia”, la buona notizia di Gesù Cristo appunto. Infatti noi crediamo di doverci riferire al Vangelo ed alla Bibbia come alla somma autorità per la nostra fede e condotta di vita. La Bibbia è assolutamente centrale per la fede cristiana. L’uomo saprebbe molto poco su Dio e su se stesso se Dio non avesse parlato e non si fosse rivelato nella sua Parola. Il Dio che emerge dalle pagine della Bibbia non è un Dio indifferente, immobile e muto, ma il Dio che parla alla sua creatura, un Dio che è in missione verso l’uomo smarrito.

Per questo la Bibbia è essenziale per la vita di chiunque. Sostenere la sua centralità significa prima di tutto riconoscere che la Bibbia è il mezzo particolare attraverso il quale Dio comunica la sua verità all’uomo. Senza di essa ci sarebbe molta incertezza, ma per mezzo suo vi può essere la luce e la certezza di attingere dalla fonte diretta di Dio. Avendo perciò Dio rivolto all’uomo il suo messaggio, quest’ultimo può sperare, essere liberato e salvato.

In questo senso essere evangelici significa essere coerenti con l’affermazione di Dio come Signore, come Colui che ha parlato nella sua Parola e che attraverso di essa può liberare l’uomo da tutte le sue illusioni rivolgendogli una parola certa per la sua salvezza. Se la Bibbia è il mezzo attraverso il quale Dio comunica la sua verità all’uomo, allora ogni uomo ha la libertà d’accostarsi ad essa. Il potere e la chiarezza della Parola di Dio è tale da non aver bisogno d’altro sostegno che la sua stessa forza. Lo Spirito Santo è capace di rendere efficace la Scrittura nel cuore delle persone.

Per questo si parla anche di “sacerdozio universale” dei credenti. Nel senso che ciascun uomo, il più potente come il più umile, il più ricco come il più povero sono posti, nel loro rapporto con Dio, su di uno stesso piano. E se tutti sono liberi d’accostarsi alla Parola di Dio, tutti sono “sacerdoti”. Non c’è bisogno di mediatori umani tra Dio e gli uomini, ma tutti sono fratelli. Le chiese evangeliche non si riuniscono attorno a degli uomini, che pure possono avere dei doni particolari da Dio, ma sono riunite attorno alla Parola di Dio.

Essendo cristiani crediamo che Gesù sia il solo Signore. Siamo fermamente convinti dalla Parola di Dio, che al di fuori di Lui non sia possibile essere salvati “perché non v’è sotto al cielo alcun altro nome per il quale si abbia ad essere salvati” (Atti 4,12). Gesù è per noi il solo Mediatore tra Dio e gli uomini (1Timoteo 2,5), perciò non c’è bisogno di alcun altro che faccia da tramite tra Dio e gli uomini. Dio è al di sopra di tutti e di tutto.

Forse ci si può chiedere perché si ritiene di aver bisogno d’un Salvatore. Senz’altro perché in quanto esseri umani riconosciamo la nostra totale incapacità nel realizzare il bene secondo Dio. Dinanzi al Dio santo della Bibbia, ciò che l’uomo può realizzare di meglio non è altro che un “abito sporco”. Ciò che la Bibbia chiama peccato non è una generica tendenza o determinazione casuale, non è solo lo stato di continua incertezza, il peccato è perversione del cuore, un voler rimanere in uno stato di orgoglio facendo a meno di Dio. E’ qualcosa che attinge alla più intima essenza del nostro essere e che dinanzi alla santità di Dio è immondo. Per scalzare questa corruzione non è in alcun modo possibile affidarsi a pratiche religiose (digiuni, pellegrinaggi, sofferenze o altro). Questo è ciò che propongono tutte le diverse religioni. Questa è la nevrosi di una falsa salvezza che cresce sul terreno delle illusioni umane. Tutti i sistemi umani dicono: “Tu devi fare”. Tutti impongono all’uomo certe richieste che in definitiva egli non può realizzare. Cristo è invece venuto ad annunciare qualcosa di assolutamente diverso, un’autentica buona notizia: “Tu non devi meritarti nulla, io ho compiuto tutto. Tu non devi salvarti, io ti ho salvato. Tu non devi giungere ad un certo livello di giustizia, io sono la tua giustizia. Tu non devi espiare i tuoi peccati, io li ho espiati”.

Allora come può essere realmente vissuta una tale prospettiva? Soltanto per fede: fede come riconoscimento e accettazione dell’opera della grazia che dice: “Tutto è compiuto!” (Giovanni 19,30). Sotto il cupo cielo della condizione umana Dio lascia trapelare la luce della speranza. Gesù disse: “Venite a me voi tutti che siete travagliati ed aggravati, e io vi darò riposo” (Matteo 11,28). “Io sono la luce del mondo, chi mi segue non camminerà nelle tenebre, anzi avrà la luce della vita” (Giovanni 8,12). Qui non si tratta di migliorare, ma di cambiare radicalmente, di “nascere di nuovo”; non si tratta d’aggiornarsi, ma di convertirsi. Senza Dio anche il progresso non è che decadenza, poiché ogni miglioramento ci pone nuovamente in presenza della nostra derisoria insufficienza e della nostra minacciosa finitudine.

Alle persone sconvolte dalle esigenze assolute di Dio, il Vangelo di Cristo annuncia un perdono totale e quindi la pace. La sua opera è completa ed irripetibile, la sua luce sufficientemente luminosa per far impallidire tutto ciò che è umano e smascherare le meschine illusioni della nostra povertà. La grazia è ciò che non si merita! Forse tanti la stanno cercando da tanto tempo senza rendersi conto che è un dono libero e sovrano di Dio che ama e chiama per nome. La grazia può essere accolta solo per fede, ma anche con la riconoscenza più completa. “Chi crede nel Figliuolo ha la vita eterna”. La salvezza è un dono di Dio che vale per l’eternità. E quando la si è conosciuta la si può confessare davanti agli uomini per la gloria di Dio.