Ma come può un Dio buono permettere povertà, sofferenza, morte?

Ma come può un Dio buono permettere povertà, sofferenza, morte?

La domanda si sente spesso fra le persone che vivono momenti difficili e di scoraggiamento. Per capire l’oggi, però, è importante fare un passo indietro, tornare al “c’era una volta …” di tanti anni fa. Sappiamo che Dio creò l’uomo, e tutto quello che lo circondava, in modo perfetto, gli diede una compagna e il dominio su tutto il creato1. L’uomo però non fu soddisfatto da tutto questo e scelse volutamente di disobbedire: da qui la mutazione del suo stato e l’introduzione della povertà, della sofferenza e della morte2.

Noi oggi, dopo qualche migliaio di anni, potremmo però sentirci esclusi da quel misfatto. In fondo se Adamo peccò perché anche io devo pagarne il prezzo? Immaginiamo che un grosso evasore fiscale finisca sul lastrico perché, scoperto, debba restituire tutto. Ci sembrerebbe giusto e corretto che paghi, diremmo che doveva pensarci prima e nessuno proverebbe pietà neanche di fronte alla rovina della famiglia e dei suoi figli. Ogni giorno assistiamo a situazioni in cui le colpe dei padri sono ricadute sulle loro generazioni.

E Dio dov’è?

Dio è sempre lì uguale a ieri. Lo stesso Dio che creò in modo perfetto. Quel Dio che non ci ha abbandonati ma ha pensato una soluzione: la vita eterna. Ma un Dio che ci ha creati liberi di scegliere non poteva decidere per noi ed evitare che peccassimo. Allo stesso modo come nessuno può impedirci di prendere le nostre decisioni anche se sbagliate o addirittura contro la legge. E’ insito nel concetto di libertà. La soluzione, la nostra seconda possibilità (noi la offriremmo all’evasore fiscale su citato?) si chiama Gesù Cristo. Non si chiama “faccio finta che non sia mai successo” perché è un Dio giusto e imparziale.

Spesso mi sono chiesta perché il Golgota? Perché un sacrificio così cruento? Non bastava il perdono? Non so perché ha voluto così, perché ha pensato ad un piano di salvezza così complicato … La verità è che non possiamo far pensare Dio con la nostra testa, con la nostra visione da buco della serratura. Lui ha l’eternità sotto gli occhi e noi solo una manciata di anni vissuti e raccontati. Come il bambino che discutendo e criticando il nonno finirà nella rete del “quando avrai la mia età capirai … ”

Povertà, sofferenza, morte … ma allora come può un Dio buono permettere tutto questo?

Dio permette questo perché non è “il suo tempo” ma il nostro, quello del peccato e della ribellione. Nel suo tempo, la vita eterna, non ci sarà più pianto, sofferenza e morte. Troppo spesso ci concentriamo sulla piccola porzione di vita e di esperienza che abbiamo e giudichiamo l’eternità. La verità è che la nostra seconda occasione comincia proprio dove finisce la prima, cioè con la nostra morte carnale. E’ importante però come siamo arrivati a questo appuntamento: rivolti al passato, attaccati ai beni materiali, devoti a tutti gli idoli terreni o rivolti al futuro, attaccati a Gesù e devoti agli insegnamenti della Parola?

Anche oggi abbiamo il nostro albero della conoscenza del bene e del male, si chiama Gesù. Chi crede in lui e accetta i suoi insegnamenti conosce il bene, chi lo rifiuta è come se mordesse il frutto facendo di nuovo l’errore di Adamo. Ma questa volta conosce bene le conseguenze e soprattutto pagherà da solo e per sempre. Adamo forse non ha compreso subito la portata del suo errore e quale prezzo avrebbero pagato tutti i suoi eredi. Più che mai oggi siamo chiamati a riflettere su come stiamo vivendo e su quale meta vogliamo raggiungere perché con la morte la nostra scelta sarà fissata per l’eternità.

Non gettiamo questa seconda occasione perché sarà l’ultima.

Alessia M.

 


1. Gen. 1, 26-31 Poi Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbiano dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. Dio li benedisse; e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra». Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che fa seme sulla superficie di tutta la terra, e ogni albero fruttifero che fa seme; questo vi servirà di nutrimento. A ogni animale della terra, a ogni uccello del cielo e a tutto ciò che si muove sulla terra e ha in sé un soffio di vita, io do ogni erba verde per nutrimento». E così fu. Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono.

2.  Gen. 3,19 mangerai il pane con il sudore del tuo volto, finché tu ritorni nella terra da cui fosti tratto; perché sei polvere e in polvere ritornerai.

Ma Dio esiste?

Ma Dio esiste?

Quante volte abbiamo avuto segnali chiari per poterlo affermare, eppure il nostro orgoglio o il timore di dover accettare di dipendere da qualcuno che ne sa più di noi hanno avuto il sopravvento. Vi lascio con una storiella che ci aiuta a identificare la nostra situazione. Nel ventre di una donna incinta si trovavano due bebè. Uno di loro chiese all’altro:
  • Tu credi nella vita dopo il parto? – Certo. Qualcosa deve esserci dopo il parto. Forse siamo qui per prepararci per quello che saremo più tardi.
  • Sciocchezze! Non c’è una vita dopo il parto. Come sarebbe quella vita?
  • Non lo so, ma sicuramente… ci sarà più luce che qua. Magari cammineremo con le nostre gambe e ci ciberemo dalla bocca.
  • Ma è assurdo! Camminare è impossibile. E mangiare dalla bocca? Ridicolo! Il cordone ombelicale è la via d’alimentazione … Ti dico una cosa: la vita dopo il parto è da escludere. Il cordone ombelicale è troppo corto.
  • Invece io credo che debba esserci qualcosa. E forse sarà diverso da quello cui siamo abituati ad avere qui.
  • Però nessuno è tornato dall’aldilà, dopo il parto. Il parto è la fine della vita. E in fin dei conti, la vita non è altro che un’angosciante esistenza nel buio che ci porta al nulla.
  • Beh, io non so esattamente come sarà dopo il parto, ma sicuramente vedremmo la mamma e lei si prenderà cura di noi.
  • Mamma? Tu credi nella mamma? E dove credi che sia lei ora? Dove?
  • Tutta in torno a noi! E’ in lei e grazie a lei che viviamo. Senza di lei tutto questo mondo non esisterebbe.
  • Eppure io non ci credo! Non ho mai visto la mamma, per cui, è logico che non esista.
  • Ok, ma a volte, quando siamo in silenzio, si riesce a sentirla o percepire come accarezza il nostro mondo. Sai? … Io penso che ci sia una vita reale che ci aspetta e che ora soltanto stiamo preparandoci per essa …
  • Sarà ma io mi fido poco o nulla di quello che non vedo …