Credo in Dio ma non nella Chiesa

Credo in Dio ma non nella chiesa

Secondo wikipedia le risposte sono tre:

  • edificio religioso, generalmente di culto cristiano.
  • comunità dei fedeli cristiani.
  • espressione per designare lo Stato della Chiesa.

Tralasciando la prima definizione, mi concentrerei sulle altre due. Dio ci ha chiesto di fare chiesa sapendo che l’uomo da solo è in
grado di fare ben poco1.
Ne consegue che se crediamo in Lui dobbiamo credere anche alla Chiesa. Dio ci ha donato la
Chiesa perché potessimo trovare rifugio, preghiera e sostegno in mezzo ai credenti. Lì troviamo fratelli a cui confidare le nostre emozioni più
profonde o anziani a cui chiedere un consiglio, il confronto che ci tiene sulla via. Questa è la Chiesa, la sua funzione e come è stata
voluta da Dio.

Eppure proprio nella comunità che più di tutte dovrebbe essere animata da trasparenza, carità e correttezza sono sempre avvenute ogni
sorta di trasgressioni perché, come dicevo prima, quando gli ideali vengono presi in mano dagli uomini le cose smettono di funzionare.
Subentrano errori, difetti, corruzione, incomprensioni… ma tutto ciò è normale dal momento che gli uomini sono imperfetti e così le loro
opere.

Ma se la chiesa fosse veramente voluta da Dio non dovrebbe essere perfetta? No. Solo Lui è perfetto. E poi, se la chiesa fosse perfetta,
nessuno di noi, esseri imperfetti, potrebbe farne parte.

Uno degli errori più frequenti è credere che per servire Dio, per essere uno dei suoi figli bisogna essere perfetti e santi. Nulla di più
fuorviante: leggendo le scritture vediamo come tutti coloro che sono stati chiamati fossero umili peccatori, impauriti e disorientati. Però
questo non è stato motivo di condanna poiché la grandezza di Dio non viene scalfita dalla nostra debolezza2.

Per ciò che riguarda la chiesa come insieme di leggi, tradizioni, rituali, e tendenze più o meno sincretiste è corretto non crederci.

Gesù condanna in vari episodi questa abitudine a “completare” la Bibbia aggiungendo dottrine che sono precetti di uomini3 Noi dobbiamo
credere solo in Lui e nella sua Parola perciò è giusto che non ci sottomettiamo a questo tipo di chiesa. Essa non deve aggiungere o
togliere nulla a quello che Dio ci ha lasciato4, non è un’istituzione suprema in cui “dobbiamo credere”5.

Penso che la frase Credo in Dio ma non nella chiesa si riferisca (molto spesso) a questo tipo di chiesa, all’arbitrarietà di decidere chi
sia meritevole del perdono, al cambiare idea secondo i periodi storici, a riconoscere la supremazia di alcuni figli su altri. Spesso sento
obiettare che la Chiesa non può essere quella di 2000 anni fa, che la storia è andata avanti e che molte cose vanno “adeguate” ai cambiamenti.
Quando la nostra fede include pratiche ed idee di origine umana sì, queste vanno adeguate al corso della storia.

Invece il messaggio di Dio è attuale ogni istante fin dalle origini del mondo: affidati alla mia potenza e io ti salverò. Credi in Gesù e
sarai salvato per la grazia, non per i tuoi meriti.

La chiesa siamo noi, la comunità dei credenti, coloro che sono stati salvati dall’Agnello e resi santi. Sì, ho proprio detto “resi santi”. E’
credere ed accettare il sacrificio di Cristo che ci rende santi, non il riconoscimento degli uomini dopo la morte. Nessuna istituzione umana
deve arrogarsi il diritto di giudicare il cuore degli uomini, quel compito è di Dio. Nessuna istituzione umana deve raccontarci la sua
ricetta di salvezza perché anche quel compito è di Dio. Ed infine nessuna istituzione umana deve proclamarsi intermediario fra Dio e
l’uomo perché quel ruolo è stato dato a Gesù Cristo.

Alessia M.


1.Mt 16,18 io ti dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell’Ades non la potranno vincere.

Mt 18,20 Poiché dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro.

2. Si pensi a Davide “un uomo secondo il cuore di Dio” (At 13, 22) che fu omicida ed adultero, e poi ancora a Pietro che lo
rinnegò, a Giuda, che lo tradì, oppure Pietro, Giacomo e Giovanni che si addormentarono.

3. Mt 15,6 Così avete annullato la parola di Dio a motivo della vostra tradizione.

Mc 7, 9 Come sapete bene annullare il comandamento di Dio per osservare la tradizione vostra!

4. Ap 22,18-19

5. At 4,19 Ma Pietro e Giovanni risposero loro: “Giudicate voi se è giusto, davanti a Dio, ubbidire a voi anziché a Dio”.

Credo

Credo

Crediamo che la Bibbia, nei suoi manoscritti originali inerranti, sia stata ispirata da Dio (2Timoteo 3:16-17 e 1Pietro 1:3). Lo Spirito Santo ha ispirato i contenuti ai vari autori, pur rispettando la loro personalità, il loro punto di vista, il condizionamento culturale ed il loro stile letterario.

  1. La Bibbia è quindi l’unica fonte di autorità che ci rivela Dio ed il Suo piano di salvezza  per l’umanità. Essa è la nostra base su cui poggiare la fede e la condotta cristiana.
  2. Crediamo nell’unico Dio, eternamente esistente, creatore e Signore di tutte le cose. Crediamo che nella sua unità siano presenti tre Persone: Padre, Figlio e Spirito Santo. La Bibbia ci rivela il carattere di Dio, santo (Isaia 6:3), giusto (Esodo 9:27), misericordioso (1Pietro 1:3), amorevole (1Giovanni 4:8), pieno di grazia (Efesini 2:8).
  3. Crediamo nella divinità del Signore Gesù Cristo. Egli è Dio incarnato, Dio in forma umana, l’immagine espressa del Padre che, senza cessare dall’essere Dio, è diventato uomo per dimostrare chi è Dio e provvedere il mezzo della salvezza per l’essere umano (Matteo 1:21; Giovanni 1:18; Colossesi 1:15).
  4. Crediamo nello Spirito Santo come Persona della Trinità, che al momento della conversione derivante da ravvedimento rigenera il credente venendo a dimorare in lui,  battezzandolo una volta e per sempre nel corpo di Cristo (Romani 6:3-4; Efesini 4:5). Crediamo che il credente per crescere abbia bisogno di un cammino continuo di santificazione e consacrazione personale che porti alla pienezza nello Spirito (Romani 6:19-22; Galati 5:22-25; 1Pietro 1:14-16).
  5. Crediamo che nel principio Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza, moralmente giusto e capace di relazionarsi con Dio stesso, ma in seguito alla sua caduta e trasgressione volontaria ha perduto la possibilità di avere comunione con Dio, pertanto è divenuto spiritualmente morto e incapace di non peccare (Genesi 1:26-31; 3:1-7; Romani 5:12-21; Romani 6:23).
  6. Crediamo che Dio abbia donato il Figlio, Gesù Cristo, per riscattare dalla condanna e dalla separazione da Lui coloro che accettano la salvezza come un dono immeritato attraverso il pentimento e la fede in Gesù (Romani 5:1,2; Giovanni 3:16-18).  La salvezza è un dono di Dio, dono eterno e permanente (Giovanni 14:15-27; 1Corinzi 6:19-20; 2Corinzi 5:17; 1Pietro 1:18, 19), non raggiungibile attraverso meriti o sforzi umani (Efesini 2:8).
  7. Crediamo che la rigenerazione (nuova nascita) per opera dello Spirito Santo è assolutamente essenziale per la salvezza. (Giovanni 1:12, 13; 3:3; 1Pietro 1:23; Tito 3:5). La “nuova nascita” o rigenerazione è l’esperienza che rende l’uomo partecipe della natura divina e lo fa nascere nella famiglia di Dio.
  8. Crediamo che dopo aver creduto per mezzo della fede il credente debba testimoniare alla chiesa locale e al mondo attorno della sua identificazione con la morte sostitutiva di Gesù attraverso il battesimo in acqua, come comandato dal Signore Gesù stesso (Matteo 28:19-20; Atti 2:38-39; 10:47, 48; Romani 6:4-5; Marco 16:16).
  9. Crediamo che Gesù abbia lasciato alla sua Chiesa, ossia alle persone che lo hanno riconosciuto come Salvatore e Signore, il memoriale della sua morte redentrice attraverso il pane ed il vino (Cena del Signore). Possono partecipare alla Cena del Signore coloro che hanno fatto esperienza di conversione e che quindi possono testimoniare pubblicamente di aver riconosciuto Gesù come proprio Signore e Salvatore (1Corinzi 11:23-27; Luca 22:14-23; Matteo 26:20-30).
  10. Crediamo che la Chiesa sia il Corpo di Cristo, l’insieme dei credenti, e solo il Signore Gesù ne è il capo. Nella chiesa locale ogni credente, con il dono o i vari carismi ricevuti da Dio, si mette al servizio di Dio e degli altri (Efesini 4:1-16). Far parte della chiesa locale e voler diventarne membri significa pertanto sperimentare l’importanza e la gioia del servizio cristiano, vivere i frutti dell’amore reciproco e delle relazioni, ricercare l’unità della fede nella diversità (Romani 15:1-7; Efesini 4:1-4), equipaggiarsi per ubbidire al Mandato di portare il Vangelo, dentro e fuori dalla comunità, accogliendo e sostenendo la visione della chiesa locale.
  11. Crediamo nel ritorno in gloria del Signore Gesù (Giovanni 14:1-4; 1Tess. 1:10; 1Tess. 4:14-18), crediamo che chi ha creduto in Lui starà sempre alla sua presenza dopo la morte fisica, mentre chi lo rifiuterà sarà destinato alla perdizione eterna, come pure Satana e i suoi angeli ribelli (Giovanni 3:36; 2Pietro 2:4; Apocalisse 21:3-8).

I motivi della redazione di una dichiarazione di fede

Ai cristiani è comandato di amarsi l’un l’altro nonostante le differenze di razza, genere, privilegi e condizione sociale, politica ed economica (Giovanni 13:34-35; Galati 3:28-29) e d’essere d’una sola mente dovunque possibile (Giovanni 17:20-21; Filippesi 2:2; Romani 14:1-15: 13). Sappiamo che le divisioni ostacolano la nostra testimonianza nel mondo, e desideriamo una maggiore comprensione reciproca e di dire la verità con amore. Sappiamo pure che come affidatari della verità rivelata di Dio noi non possiamo abbracciare una qualsiasi forma di indifferentismo dottrinale o di relativismo pluralista con il quale si sacrifichi la verità di Dio per una falsa pace. Il disaccordo dottrinale chiama al dibattito. Il dialogo per la comprensione reciproca e, se possibile, restringere le differenze che abbiamo fra di noi è un valore, doppiamente tale quando lo scopo dichiarato è l’unità nelle cose primarie, libertà nelle cose secondarie e carità in tutte le cose. Nei punti sopracitati è stato fatto un tentativo di affermare ciò che è primario ed essenziale nell’Evangelo così come lo comprendiamo. Un utile dialogo, però, esige non solo carità nei nostri atteggiamenti, ma anche chiarezza in ciò che affermiamo. La nostra estesa analisi della giustificazione per sola fede attraverso il solo Cristo riflette la nostra persuasione che la verità dell’ Evangelo è di importanza cruciale e non sempre bene compresa e correttamente affermata. Per ulteriore chiarezza, a causa dell’amore per la verità di Dio e per la chiesa di Cristo, noi ora abbiamo espresso i punti chiave di ciò che è stato detto in affermazioni e negazioni specifiche a riguardo dell’ Evangelo e della nostra unità in esso e in Cristo.

Anche l’ateismo è una religione

Anche l’ateismo è una religione

Un giorno stavo leggendo un articolo su un giornale nella pagina dedicata al “botta e risposta”. Una mamma si lamentava del fatto che suo figlio, alle elementari, dovesse rimanere in classe durante l’ora di religione, pur avendo chiesto l’esonero, perché non avevano sufficienti insegnanti per portarlo fuori dalla classe. Questo la faceva infuriare. Il problema non stava nel fatto che fosse di un’altra religione ma nella decisione di allevarlo in modo ateo così che, da grande, potesse scegliere se e quale religione seguire. Ma se deve scegliere in modo coerente – gli obiettò il titolare della rubrica – deve conoscere almeno a grandi linee. No – rispose – perché poi gli fanno il lavaggio del cervello e non può più tornare indietro. Lui deve imparare a credere nella scienza, nell’uomo ed essere il creatore di se stesso libero da tabù e regole morali.

Quelle parole mi fecero riflettere: anche l’ateismo è una religione!

Ma andiamo con ordine.

  • La scienza non ha dimostrato né confutato l’esistenza di Dio per cui anche il sogno positivista di ridurre Dio ad una formula matematica è svanito.
  • Credere nella scienza e nella ragione è comunque credere in qualcosa di astratto per cui passiamo dal credere in Dio a credere in certezze assolute con la fondazione di una religione scientifica i cui cardini basilari, come Big Bang o evoluzione, non possono essere dimostrati o riprodotti perché la sintesi di tutti i dati non si appoggia né ad esperimenti né a modelli matematici. 
  • Spostare il centro da Dio all’uomo non significa che Dio non esista ma semplicemente che scegliamo di guardare da un’altra parte: è come quando, facendo una fotografia, scegliamo di mettere a fuoco un dettaglio e sfuocare lo sfondo. Esso resta lì (anche se noi lo vediamo male) e ci permette di esaltare quel dettaglio proprio sfuocandosi. 
  • Si pensa sempre che sia solo la religione a fare il lavaggio del cervello ma nessuno pensa mai per un attimo che anche la scienza possa farlo: lo ha fatto in passato e continuerà in futuro perché basata su schemi interpretativi fortemente influenzati dal consenso culturale.
  • L’uomo ha bisogno di punti fermi e di cardini nella sua vita. L’idea di libertà assoluta è un’utopia immaginaria non realizzabile. Diventa anarchia. Non sapere cosa è giusto e cosa no crea un senso di disorientamento e confusione per cui ci si limita a vivere senza operare scelte decisive.

Se l’uomo è un essere sociale come si può pensare che sappia “naturalmente” quello che è meglio per lui, e che lo sappia soprattutto oggi, in una società che ne fa il bersaglio di pratiche e comunicazioni di pubblicità e di marketing con una violenza e una forza di penetrazione senza precedenti? In nome della libertà si criticano le regole morali ma non si vede, in questa critica, che la nostra esistenza è già “regolata” dal Mercato (il più potente e pervasivo educatore di sempre) e che tale normazione avviene in silenzio, senza rispetto, senza motivazioni e senza possibilità reale di critica.

Nella mia vita ho conosciuto persone che si definiscono “atee” per svariati motivi. C’è chi non accetta che ci possa essere qualcuno che ha voluto la  Terra e la vita così come è ma preferisce pensare che ci sia stato un “Caso organizzato” che a forza di tentativi abbia prodotto questo risultato.

C’è chi non crede che affidarsi a Dio possa cambiare veramente le cose ma preferisce affidarsi a talismani, portafortuna, pratiche scaramantiche ecc. 

C’è poi chi rifiuta di accettare l’amore di Dio perché vuole essere libero di scegliere cosa fare, in base ai gusti del momento, e si trova sottomesso al potere, al lavoro, al denaro. C’è ancora chi non crede in un’altra vita perché “nessuno è tornato indietro a raccontarcelo”. Ed infine ci sono coloro che si definiscono atei non tanto perché non credono ma piuttosto perché odiano tutto quello che la religione rappresenta: obblighi, caste, rituali e chi più ne ha più ne metta … Sarebbe come se io rinunciassi a sposarmi perché mio padre non è stato un buon marito! Per esemplificare quanto detto sopra, ho elaborato una piccola tabella di confronto:

Credenti                                  “Non” credenti

– Dio – Creazione                    – Scienza – Big Bang

– Preghiera                             – Fortuna, amuleti,  malocchio …

– Peccato e caduta                – Evoluzione

– Leggi divine                         – Leggi umane

– Vita eterna                           – Fine di tutto

L’atteggiamento di non credere talvolta è un’illusione che nasconde un bisogno di credere in qualcosa di “meglio”. Vogliamo parlarne?

Alessia M.

Credo e sono una brava persona

Credo e sono una brava persona

Ma io credo e poi … sono una brava persona!

Alla domanda “Vuoi accettare Gesù come tuo personale Salvatore?” risposi con “Ma io credo e poi … Sono una brava persona”. Oggi, dopo che da anni ho fatto quel passo, riguardo indietro a quell’affermazione e sorrido. Sono certa non solo che sbagliavo tutto, ma anche che non esistono brave persone.

“Io credo…” questa è la prima frase ingannevole. Non basta credere per essere salvati infatti anche Satana crede che Dio esista: lo ha destinato all’Inferno, più reale di così!

Mi mancava il passo più importante e cioè passare da credere a fidarmi. Mi spiego. In un circo un uomo dice di attraversare il tendone camminando su una corda: più o meno tutti gli crediamo. Arrivato dall’altro lato chiede chi è disposto a farsi portare in braccio tornando indietro. A quel punto nessuno vuole rischiare. Gli abbiamo creduto ma non ci fidiamo, non siamo disposti ad affidare la nostra vita a lui in poche parole … non abbiamo fede.

Purtroppo questa era la mia condizione: credevo ma non mi fidavo di Dio. Come avrebbe potuto intervenire nella mia vita se non gli davo una possibilità? Come avremmo potuto fare un percorso insieme se io rimanevo a guardarlo dalla finestra? La seconda parte della frase poi era ancora più ingannevole della prima: Sono una brava persona! Certo di fronte alla legge umana forse sì, di fronte a insegnanti e datori di lavoro anche, ma di fronte a Dio come stavano le cose?

Una brava persona

La mia identità di brava persona (e di conseguenza di brava cristiana) si fondava sulla convinzione, sbagliata, che l’Eterno ragionasse come noi. Non era bastata la Bibbia intera per farmi cambiare idea, continuavo a rimpicciolire la Sua grandezza inscatolandolo nella mia piccola mente. Eppure le sue parole sono chiare: “Chiunque infatti osserva tutta la legge, ma viene meno in un sol punto, è colpevole su tutti i punti2”. 

“Sì va bene, ma io non commetto peccati gravi come uccidere, rubare, tradire…” 

Questo intendevo quando ho detto che facevo ragionare l’Eterno come noi. Dio non attribuisce un punteggio ai peccati né alle opere giuste. Non è una somma algebrica dove i positivi devono superare i negativi né una graduatoria dal più grande al più piccolo. Qualunque peccato rompe quell’armonia col Creatore esattamente come il morso al frutto proibito ha segnato la fine del rapporto fra Adamo e Dio.

Anni fa avevo una carissima amica con la quale condividevo tutto. Avevamo passato anni bellissimi e vissuto grandi esperienze. Un giorno questa ragazza tradì la mia fiducia. Nonostante non fosse una questione grave, il rapporto si incrinò; era venuta meno su un solo punto ma aveva compromesso tutti i punti.

Un giorno, per scrupolo, ho analizzato tutti quei “punti”3 per stilare una specie di classifica e mi sono accorta di aver perso 10 a 0.

1 Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dèi di fronte a me. 

2 Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandi.

3 Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano.

4 Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro.

5 Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio.

6 Non uccidere.

7 Non commettere adulterio.

8 Non rubare.

9 Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.

10 Non desiderare la casa del tuo prossimo. Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo.

1. Potevo dire di aver messo sempre Dio al primo posto? Oppure altre cose, anche se onorevoli come la famiglia o il lavoro, avevano assorbito totalmente la mia attenzione? 1 a 0!

2. Non avevo mai affidato la mia salvezza agli idoli o a creature (santi, statuette, amuleti, porta fortuna, superstizioni ecc.) invece che al Creatore dubitando cosi della Sua potenza? 2 a 0!

3. Non avevo mai giurato (chiamando Dio a testimone) oppure usato il nome di Dio come intercalare, o bestemmiato in un momento di collera? 3 a 0!

4. Potevo dire di aver sempre ricordato il sabato come giorno sacro a Dio oppure mi ero lasciata travolgere dal lavoro e dal desiderio del guadagno dimenticando che il Signore mi aveva donato tutto quello che possedevo (a cominciare dalla mia vita) e che sarebbe stato doveroso ringraziarlo? In fondo mi chiedeva un solo giorno su sette… 4 a 0!

5. Onora tuo padre e tua madre…. Alzi la mano chi non ha mai avuto una disputa con i propri genitori. 5 a 0!

6. Questo almeno speravo di poterlo vincere ma invece no. Sicuramente ho ucciso con la lingua, con le cattive intenzioni, con il rancore, con la vendetta. 6 a 0!

7. Per quanto riguarda l’adulterio ero sicura: sicuramente no! Poi leggo: “Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore4”. Cavolo, se non servivano gli atti ma bastavano i pensieri ero proprio messa male. 7 a 0!

8. Rubare. Non intendo solo sottrarre un oggetto a qualcuno ma anche rubarne la proprietà: scaricare musica o altro materiale illegalmente senza riconoscere i diritti di autore, evadere il fisco, rubare le idee… senza considerare che tutte le volte che non ho fatto nulla per impedirlo mi sono resa complice delle trasgressioni altrui. 8 a 0!

9. Quante volte non mi sono assunta le mie responsabilità o ho scaricato su altri i miei errori? Quante volte ho mentito a fin di bene o quante volte ho lasciato che altri mentissero voltandomi dall’altra parte? 9 a 0!

10 Infine gli oggetti materiali, l’affanno del possesso, l’indisponibilità a cedere ad altri una parte del mio benessere… Purtroppo neanche il punto della consolazione. 10 a 0!

Sinceramente

Dopo questa riflessione la mia idea di essere una “brava persona” suonava molto ridicola per non dire ipocrita. Ho capito la frase “Vuoi accettare Gesù come tuo personale Salvatore?”. In effetti avevo molto da salvare ed era impensabile riuscirci da sola. Lì ho deciso di affidare la mia salvezza a Gesù, fidarmi di Lui e del fatto che ha già compiuto tutto rendendomi figlia salvata, a tutti gli effetti, non dalle mie forze ma dalla sua grazia. 

Gesù ci offre un biglietto per l’eternità, dobbiamo solo accettare quel regalo e potremo ripartire con Lui da subito.

Alessia M.



1. Giacomo, 2-19 Tu credi che c’è un solo Dio, e fai bene; anche i demòni lo credono e tremano. 

2. Giacomo, 2-10

3. Esodo 20, 2-17. Non stupisca la discrepanza numerica: questi sono i comandamenti dati da Dio nella loro versione originale. La tradizione poi li ha rinumerati eliminando il secondo e spezzando in due l’ultimo.

4. Matteo 5,28

Ma in cosa credono gli evangelici?

Ma in cosa credono gli evangelici?

Evangelici o Protestanti

Si chiamano ʺevangeliciʺ  perché la base su cui si fonda la loro fede cristiana è l’Evangelo di Gesù Cristo. ʺProtestantiʺ, da pro‐testari (dichiararsi a favore di qualcosa o qualcuno o fare opposizione contro ingiustizia e prevaricazione). Alcuni punti importanti differenziano i protestanti dai cattolici:

La chiesa

I protestanti pensano che nessuna chiesa detenga in modo esclusivo la verità. La Chiesa di Cristo una, santa, apostolica, universale (che è il significato della parola  ʺcattolicaʺ) si esprime sulla terra nella dimensione storica, umana, fallibile, in comunità locali, differenti le une dalle altre per dottrina, struttura, forme di culto. La differenza, in sé legittima, diventa negativa quando porta alla divisione e alla opposizione. L’unità nella diversità è il cammino da percorrere perché l’Evangelo di Cristo sia predicato fedelmente, pur nella ricchezza di accentuazioni diverse, in un confronto reciproco continuo ispirato a fraternità e unità di intenti.

Il culto

Gli elementi del culto evangelico sono essenzialmente: la lettura e la predicazione della Parola del Signore, la preghiera, l’annuncio della grazia, la confessione di fede, il canto della comunità, la Cena del Signore (non tutte le domeniche). 

I luoghi di culto

Essi non hanno carattere di sacralità. Non sono i muri che garantiscono la presenza del Signore, ma la sua promessa: ʺDove due o tre sono riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loroʺ (Matteo 18.20).

I ministri

Tutti i servizi ministeriali possono essere assunti sia da donne che da uomini. I ministeri nelle chiese evangeliche (Pastori, Dottori, Anziani e Diaconi, e altri ancora secondo i doni dello Spirito) non costituiscono un  ʺcleroʺ  con prerogative esclusive, né una ʺgerarchiaʺ e, se lo vogliono, possono contrarre matrimonio. Il Capo della Chiesa è Gesù Cristo che non ha vicari terreni. Il governo della chiesa, sotto la guida dello Spirito, è affidato a organismi assembleari.

I sacramenti

Per i protestanti i sacramenti (atti voluti e istituiti direttamente da Gesù) sono due: battesimo e Cena del Signore.

Per quanto riguarda il battesimo esistono due differenti tradizioni: una che lo amministra per aspersione ai figli in tenera età dei credenti, oppure agli adulti non battezzati, l’altra che lo amministra per immersione ai credenti dopo esplicita confessione di fede (come avviene nella nostra comunità lissonese). La stessa confessione di fede è richiesta a chi è stato battezzato da bambino (confermazione).

La Cena del Signore, data sotto le due speci del pane e del vino, è segno della grazia efficace di Dio che in Gesù Cristo ha dato se stesso sulla croce per la nostra salvezza, ed è segno della sua reale presenza in noi e in mezzo a noi, dell’attesa gioiosa del ritorno glorioso del Cristo risorto. Tutto ciò non implica un ministero sacerdotale né implica una materializzazione del corpo di Cristo.

Il peccato e la grazia

Tutti siamo peccatori e tutti siamo salvati per la sola grazia per mezzo di Gesù Cristo. La fede è l’unica possibilità umana di accogliere e conoscere la grazia. Le buone opere non servono per acquisire meriti di salvezza, ma sono l’indispensabile espressione della nostra riconoscenza e del nostro amore verso il Signore che ci ha amati, perdonati e salvati.

I santi

Secondo il Nuovo Testamento tutti i credenti sono definiti santi. Coloro che hanno vissuto la vocazione cristiana con particolare intensità, consacrazione in fede e in opere e in alcuni casi fino al prezzo della vita (martiri), sono anch’essi salvati per sola grazia e non hanno acquisito speciali meriti né per loro stessi né per noi. I protestanti li ricordano come figure significative e esemplari, ma non li fanno oggetto di particolare venerazione, né li beatificano o santificano, né richiedono la loro intercessione.

La madre di Gesù

ʺBenedetta tra le donneʺ è Maria per essere stata ʺcolmata di graziaʺ, scelta da Dio per essere la madre terrena di Gesù Cristo. Essa, secondo il vangelo, ha avuto altri figli da Giuseppe. I protestanti, pur riconoscendo la sua importanza come prima testimone di Cristo e come esempio sublime di fede, umiltà, obbedienza, non la considerano essere soprannaturale né la fanno oggetto di speciale venerazione.

Le immagini e i segni

I protestanti, generalmente, non hanno immagini o statue sia perché il secondo comandamento lo vieta, sia per evitare il rischio, presente nella religiosità popolare, di identificare l’immagine con la realtà raffigurata. I protestanti hanno la croce come segno distintivo del cristianesimo, ma non il crocifisso, perché Cristo è risorto! I protestanti non adottano il  ʺsegno della croceʺ  perché oggetto di interpretazioni non corrette come atto di superstizione, di propiziazione o addirittura  ʺportafortunaʺ.

Nei culti protestanti la ritualità è ridotta a pochi elementi essenziali.

I miracoli

Gesù compiva miracoli come segni della sua predicazione di salvezza e di amore. E’ lecito nella nostra vita scorgere questi segni anche nelle piccole cose, normali o straordinarie. Essi indicano, al di là di loro stessi, il vero unico miracolo: il dono di Dio in Cristo Gesù. Diffidiamo di ogni altro miracolo, soprattutto di carattere straordinario. Anche le forze demoniache possono far miracoli. Su di essi non può essere edificata un’autentica fede cristiana.

I morti

Al momento della nostra morte, noi rimettiamo la nostra esistenza nelle mani di Dio, fiduciosi del suo perdono, del suo amore, della certezza della sua salvezza e del dono della risurrezione e della vita eterna offertoci da Cristo. Non è dunque necessario il ʺsuffragioʺ per i defunti.