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Il coraggio di sentire

Quante volte, da piccolo, ti sei sentito dire: “Basta piangere! Devi essere forte”?

Chi lo diceva non si preoccupava davvero della causa di quel pianto: esigeva solo il silenzio, forse infastidito dal rumore o da ciò che interpretava come capriccio.

Forse sei cresciuto con un’educazione rigida che, da adulto, ti fa sentire a disagio quando piangi, da solo o in pubblico. Se è così hai ancora molti stereotipi da superare.

Pensi che piangere alla tua età sia segno di debolezza?

E un uomo che piange: lo consideri una persona fragile, incapace di controllarsi?

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Allo stesso tempo potresti sminuire l’emotività femminile pensando: “Sono le donne ad essere più emotive”.

In realtà, potresti non riuscire a gestire le tue emozioni perché le percepisci come una fragilità. Così rimani intrappolato negli stereotipi, ingannando te stesso con un’idea distorta di forza: “Sono più forte degli altri”. Stai semplicemente ripetendo ciò che ti è stato insegnato da bambino.

Piangere è una reazione umana naturale. Serve a scaricare lo stress e a regolare le emozioni. Le emozioni non elaborate spesso esplodono sotto forma di rabbia improvvisa, irritabilità sproporzionata o tensione continua. Se non impari ad ascoltarti, puoi entrare in un circolo vizioso fatto di rimuginare e tensioni fisiche: cervicale rigida, spalle intorpidite, malesseri ricorrenti, ecc.

Mahatma Gandhi affermava: “Nessuno può farti più male di quello che fai tu a te stesso.”

Prova a dare un nome a ciò che provi: paura, ansia, preoccupazione, rabbia, invidia, delusione.
Vorrei condividere la mia esperienza personale. Quando mi sento travolta da emozioni intense, cerco di analizzarle una ad una, dichiarandole ad alta voce: “Ho paura.” “Mi sento indifesa.”

Molto dipende dalla situazione che sto vivendo.

Purtroppo, per quanto mi riguarda, capita spesso di rimuginare: la mente tenta di gestire emozioni difficili del passato senza riuscirci davvero. Rimuginare non è elaborare: è come girare intorno a una ferita senza mai toccarla davvero. E questo non porta sollievo.

La fede può aiutare?

Certamente sì. In Ebrei 2:18 leggiamo: “Dal momento che lui stesso (Gesù) ha sofferto ed è stato messo alla prova, può venire in aiuto a quelli che sono nella prova.”

Gesù ha vissuto pienamente l’esperienza umana: emozioni, pianto, empatia, dolore, paura, angoscia profonda mentre si avvicinava l’ora della croce e sperimentava anche l’abbandono dei suoi amici. Non ha negato la paura né ha finto di non provarla. Ha attraversato momenti di grande tensione prima di aprire le braccia in un gesto d’amore.

Questo è un esempio prezioso che ci incoraggia a riconoscere e dichiarare, senza filtri, le emozioni che stiamo vivendo.
In che modo la fede può dare forza? Quale spinta possiamo ricevere?

Gesù continuò a pregare Dio Padre, portando davanti a Lui ciò che provava. Questo è il primo passo per elaborare le emozioni, non reprimerle.
Proviamo a restare in cammino: Dio desidera accompagnarti nei momenti difficili e sostenerti quando la pressione emotiva sembra travolgerti.

Ester