Quanto credi di valere?

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Quanto credi di valere?

Immagina di dover descrivere su un foglio il valore che pensi di avere. Cosa scriveresti?

Forse non avresti esitazione ad annotare le qualità che fanno di te una persona sicura, con una buona
autostima. Oppure, al contrario, giocherelleresti con la penna, disorientato, senza sapere da dove iniziare.
Ti fermeresti a pensare che gli altri vanno avanti, mentre tu continui a remare a vuoto, senza una meta.

Riconoscere il tuo valore influenza profondamente la tua vita.
Al contrario, se fatichi ad avere una buona stima di te stesso, sarai portato a fare scelte sbagliate. Ne
risentiranno i sentimenti, il lavoro, le relazioni, e resteranno aperte anche le ferite dei traumi infantili.

Rimuginare sugli errori non aiuta a stare meglio.

“Ho sbagliato tutto”, “Non sono capace di niente”.

Diario

Se queste sono anche le tue frasi, fermati. Così facendo ti stai solo ferendo.

Non possiamo prendere una spugna e cancellare i nostri sbagli.

Continuare a pensarci, però, aumenta solo lo stress e, prima o poi, ne pagheremo il prezzo.

Ogni scelta errata ha delle conseguenze, senza dubbio.

Ma restare arrabbiati con noi stessi non è la strada giusta. Abbiamo invece un’arma potente: il perdono.

Dobbiamo imparare a perdonare noi stessi.
“Ho sbagliato, ma voglio imparare da quell’esperienza”, mi dicevo. Non è facile ricostruirsi se si è cresciuti
con un genitore pronto a rimproverarti per ogni piccola cosa: ti sentirai sempre inadeguato.

Quando ero adolescente, nella chiesa che frequentavo sentivo dire spesso:

“Dio ti ama, tu hai un grande valore davanti a Dio”.

Dentro di me, però, si combatteva una battaglia: pensavo che neanche Dio potesse amarmi così tanto da
darmi valore. No, non poteva essere.

Dopo tanti anni, tra cadute e disorientamenti, mi sono fermata. E ho capito che quel Dio di cui sentivo
parlare mi amava davvero.

Così ho iniziato a perdonare quella parte fragile di me. Mi sentivo ferita, ma amata.

L’amore incondizionato di Dio ci permette di ricostruirci.

Se oggi qualcuno mi chiedesse quanto valgo, prenderei una penna e inizierei a scrivere.

Sì, tu hai un grande valore!

 

Ester

Il coraggio di sentire

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Il coraggio di sentire

Quante volte, da piccolo, ti sei sentito dire: “Basta piangere! Devi essere forte”?

Chi lo diceva non si preoccupava davvero della causa di quel pianto: esigeva solo il silenzio, forse infastidito dal rumore o da ciò che interpretava come capriccio.

Forse sei cresciuto con un’educazione rigida che, da adulto, ti fa sentire a disagio quando piangi, da solo o in pubblico. Se è così hai ancora molti stereotipi da superare.

Pensi che piangere alla tua età sia segno di debolezza?

E un uomo che piange: lo consideri una persona fragile, incapace di controllarsi?

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Allo stesso tempo potresti sminuire l’emotività femminile pensando: “Sono le donne ad essere più emotive”.

In realtà, potresti non riuscire a gestire le tue emozioni perché le percepisci come una fragilità. Così rimani intrappolato negli stereotipi, ingannando te stesso con un’idea distorta di forza: “Sono più forte degli altri”. Stai semplicemente ripetendo ciò che ti è stato insegnato da bambino.

Piangere è una reazione umana naturale. Serve a scaricare lo stress e a regolare le emozioni. Le emozioni non elaborate spesso esplodono sotto forma di rabbia improvvisa, irritabilità sproporzionata o tensione continua. Se non impari ad ascoltarti, puoi entrare in un circolo vizioso fatto di rimuginare e tensioni fisiche: cervicale rigida, spalle intorpidite, malesseri ricorrenti, ecc.

Mahatma Gandhi affermava: “Nessuno può farti più male di quello che fai tu a te stesso.”

Prova a dare un nome a ciò che provi: paura, ansia, preoccupazione, rabbia, invidia, delusione.
Vorrei condividere la mia esperienza personale. Quando mi sento travolta da emozioni intense, cerco di analizzarle una ad una, dichiarandole ad alta voce: “Ho paura.” “Mi sento indifesa.”

Molto dipende dalla situazione che sto vivendo.

Purtroppo, per quanto mi riguarda, capita spesso di rimuginare: la mente tenta di gestire emozioni difficili del passato senza riuscirci davvero. Rimuginare non è elaborare: è come girare intorno a una ferita senza mai toccarla davvero. E questo non porta sollievo.

La fede può aiutare?

Certamente sì. In Ebrei 2:18 leggiamo: “Dal momento che lui stesso (Gesù) ha sofferto ed è stato messo alla prova, può venire in aiuto a quelli che sono nella prova.”

Gesù ha vissuto pienamente l’esperienza umana: emozioni, pianto, empatia, dolore, paura, angoscia profonda mentre si avvicinava l’ora della croce e sperimentava anche l’abbandono dei suoi amici. Non ha negato la paura né ha finto di non provarla. Ha attraversato momenti di grande tensione prima di aprire le braccia in un gesto d’amore.

Questo è un esempio prezioso che ci incoraggia a riconoscere e dichiarare, senza filtri, le emozioni che stiamo vivendo.
In che modo la fede può dare forza? Quale spinta possiamo ricevere?

Gesù continuò a pregare Dio Padre, portando davanti a Lui ciò che provava. Questo è il primo passo per elaborare le emozioni, non reprimerle.
Proviamo a restare in cammino: Dio desidera accompagnarti nei momenti difficili e sostenerti quando la pressione emotiva sembra travolgerti.

Ester

Credo in Dio ma non nella Chiesa

Credo in Dio ma non nella chiesa

Secondo wikipedia le risposte sono tre:

  • edificio religioso, generalmente di culto cristiano.
  • comunità dei fedeli cristiani.
  • espressione per designare lo Stato della Chiesa.

Tralasciando la prima definizione, mi concentrerei sulle altre due. Dio ci ha chiesto di fare chiesa sapendo che l’uomo da solo è in
grado di fare ben poco1.
Ne consegue che se crediamo in Lui dobbiamo credere anche alla Chiesa. Dio ci ha donato la
Chiesa perché potessimo trovare rifugio, preghiera e sostegno in mezzo ai credenti. Lì troviamo fratelli a cui confidare le nostre emozioni più
profonde o anziani a cui chiedere un consiglio, il confronto che ci tiene sulla via. Questa è la Chiesa, la sua funzione e come è stata
voluta da Dio.

Eppure proprio nella comunità che più di tutte dovrebbe essere animata da trasparenza, carità e correttezza sono sempre avvenute ogni
sorta di trasgressioni perché, come dicevo prima, quando gli ideali vengono presi in mano dagli uomini le cose smettono di funzionare.
Subentrano errori, difetti, corruzione, incomprensioni… ma tutto ciò è normale dal momento che gli uomini sono imperfetti e così le loro
opere.

Ma se la chiesa fosse veramente voluta da Dio non dovrebbe essere perfetta? No. Solo Lui è perfetto. E poi, se la chiesa fosse perfetta,
nessuno di noi, esseri imperfetti, potrebbe farne parte.

Uno degli errori più frequenti è credere che per servire Dio, per essere uno dei suoi figli bisogna essere perfetti e santi. Nulla di più
fuorviante: leggendo le scritture vediamo come tutti coloro che sono stati chiamati fossero umili peccatori, impauriti e disorientati. Però
questo non è stato motivo di condanna poiché la grandezza di Dio non viene scalfita dalla nostra debolezza2.

Per ciò che riguarda la chiesa come insieme di leggi, tradizioni, rituali, e tendenze più o meno sincretiste è corretto non crederci.

Gesù condanna in vari episodi questa abitudine a “completare” la Bibbia aggiungendo dottrine che sono precetti di uomini3 Noi dobbiamo
credere solo in Lui e nella sua Parola perciò è giusto che non ci sottomettiamo a questo tipo di chiesa. Essa non deve aggiungere o
togliere nulla a quello che Dio ci ha lasciato4, non è un’istituzione suprema in cui “dobbiamo credere”5.

Penso che la frase Credo in Dio ma non nella chiesa si riferisca (molto spesso) a questo tipo di chiesa, all’arbitrarietà di decidere chi
sia meritevole del perdono, al cambiare idea secondo i periodi storici, a riconoscere la supremazia di alcuni figli su altri. Spesso sento
obiettare che la Chiesa non può essere quella di 2000 anni fa, che la storia è andata avanti e che molte cose vanno “adeguate” ai cambiamenti.
Quando la nostra fede include pratiche ed idee di origine umana sì, queste vanno adeguate al corso della storia.

Invece il messaggio di Dio è attuale ogni istante fin dalle origini del mondo: affidati alla mia potenza e io ti salverò. Credi in Gesù e
sarai salvato per la grazia, non per i tuoi meriti.

La chiesa siamo noi, la comunità dei credenti, coloro che sono stati salvati dall’Agnello e resi santi. Sì, ho proprio detto “resi santi”. E’
credere ed accettare il sacrificio di Cristo che ci rende santi, non il riconoscimento degli uomini dopo la morte. Nessuna istituzione umana
deve arrogarsi il diritto di giudicare il cuore degli uomini, quel compito è di Dio. Nessuna istituzione umana deve raccontarci la sua
ricetta di salvezza perché anche quel compito è di Dio. Ed infine nessuna istituzione umana deve proclamarsi intermediario fra Dio e
l’uomo perché quel ruolo è stato dato a Gesù Cristo.

Alessia M.


1.Mt 16,18 io ti dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell’Ades non la potranno vincere.

Mt 18,20 Poiché dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro.

2. Si pensi a Davide “un uomo secondo il cuore di Dio” (At 13, 22) che fu omicida ed adultero, e poi ancora a Pietro che lo
rinnegò, a Giuda, che lo tradì, oppure Pietro, Giacomo e Giovanni che si addormentarono.

3. Mt 15,6 Così avete annullato la parola di Dio a motivo della vostra tradizione.

Mc 7, 9 Come sapete bene annullare il comandamento di Dio per osservare la tradizione vostra!

4. Ap 22,18-19

5. At 4,19 Ma Pietro e Giovanni risposero loro: “Giudicate voi se è giusto, davanti a Dio, ubbidire a voi anziché a Dio”.

L’importante è credere in qualcosa

L'importante è credere in qualcosa

Questo atteggiamento diventa distruttivo in tutte le relazioni dove il presupposto principale è cedere una parte di sé per arricchirsi di una parte dell’altro. Io credo a modo mio … . Questa affermazione suona proprio strana nei confronti di Dio che quel “Suo modo” ha lasciato diventando uomo come noi per capirci appieno, per soffrire con noi, per morire per noi. E’ una posizione di comodo: un dio “fai da te” permette di prendere ciò che ci piace e scartare quello che non ci va, aderendo a un sistema di credenze confuso nel quale c’è tutto e il contrario di tutto, ma soprattutto non c’è quel che dovrebbe esserci.

Io credo a modo mio … . E in questo mio modo non c’è posto per fidarmi, abbandonarmi e lasciare che Dio prenda il controllo della mia vita. Eppure, se io credo dovrebbe essere ovvio che Dio mi guidi a modo suo! Poi, visto che accetto di credere (almeno a parole), perché dovrei stabilire le regole del gioco? Perché dovrei pensare che il mio modo sia migliore di quello di Dio? Insomma chi è l’Onnipotente e l’Eterno fra noi due?

Io credo a modo mio … . L’uomo vive e fa esperienza: i pensieri dei 18 anni sono ben diversi da quelli dell’età matura. I casi della vita ci plasmano e ci trasformano. Se i pilastri del nostro credo non sono stabili ed immutabili rischiamo di credere in un dio effimero e trasformato dal tempo.

Non è certo quello che ci si aspetta da una guida: sarebbe come se andassi da un pediatra, per fargli seguire il mio bambino nella crescita, e lui mi dicesse che oggi applica l’omeopatia, domani la medicina tradizionale, poi la naturopatia e dopo l’erboristeria.

Insomma che lo segue a modo suo intanto … l’importante è fare qualcosa. Il Dio in cui credo è un Dio di certezze e di stabilità. Non c’è posto per la confusione o le mode. Proprio per questo, e perché conosce bene la natura umana, ci ha lasciato la sua parola, i suoi insegnamenti affinché potessimo leggerli, assorbirli e applicarli alla nostra quotidianità.

Si può obiettare che se ognuno interpreta la Bibbia a modo suo si genera quella varietà e quella confusione che ho appena descritto.

Beh, non è proprio così. Se facciamo dire alla Bibbia quello che vogliamo o che pensiamo debba dire si generano diverse interpretazioni poiché ognuno farà … a modo suo; ma se ascoltiamo quello che Dio ci dice semplicemente, senza metterci del nostro, allora no. Sicuramente le pagine della Bibbia che non capiamo sono molte, alcune le intuiamo appena, ma ce ne sono alcune che non si possono assolutamente fraintendere.

Cominciamo da quelle. Cerchiamo di capire chi è Dio e cosa ha in serbo per noi. Scopriamo quale è il disegno per i suoi figli. Solo allora, se quel programma non ci piace, possiamo decidere di rinunciare, ma non a priori usando come scudo proprio quella libertà che Lui ci ha donato.

Alessia M.

Il giorno più bello? Oggi!

Il giorno più bello? Oggi!

Non aspettare di finire l’università, di innamorarti, di trovare lavoro, di sposarti, di avere figli, di vederli sistemati, di perdere quei dieci chili: non aspettare che arrivi il venerdì sera o la domenica mattina, la primavera, l’estate, l’autunno o l’ inverno …

Non c’è momento migliore di quello che stai vivendo per essere felice.

La felicità è un continuo procedere, non una meta da noi stabilita.

Lavora come se non avessi bisogno di denaro, ama come se non ti avessero mai ferito e balla come se non ti vedesse nessuno.

L’errore più grande? Rinunciare!

L’errore più grande? Rinunciare!

L’impegno oggi fa paura, soprattutto quello a lungo termine. Eppure tutti gli psicologi affermano che l’indecisione costante ha effetti nefasti sulla vita delle persone. Non bastano le buone intenzioni. Chi abbandona continuamente i propri proposti e progetti, arriva a non avere più fiducia in se stesso e nella vita: si prepara l’inferno già ora.

Non si è obbligati alla riuscita o al successo ma all’impegno, perché la sola grandezza è provare. Tre requisiti sono fondamentali: l’essere motivati, l’aver stabilito dei traguardi, l’aver lavorato sodo per raggiungerli. Detto in altre parole, si realizza chi si dedica con tenacia ad un obiettivo … 

Covid-19

Covid

Covid-19

Un anno fa le nostre esistenze sono state sconvolte da un virus crudele, il Covid 19 che ha mietuto vittime, paura, sconforto, dolore: tutt’ora è presente.

Come grande comunità non possiamo dimenticare le vite spezzate e gli affetti perduti. Nella mano della donna della foto però spunta una rosa: è un simbolo di speranza e di riscatto perché da questa sofferenza collettiva ciascuno possa riemergere come cittadino e persona migliore.
Covid

Anche l’ateismo è una religione

Anche l’ateismo è una religione

Un giorno stavo leggendo un articolo su un giornale nella pagina dedicata al “botta e risposta”. Una mamma si lamentava del fatto che suo figlio, alle elementari, dovesse rimanere in classe durante l’ora di religione, pur avendo chiesto l’esonero, perché non avevano sufficienti insegnanti per portarlo fuori dalla classe. Questo la faceva infuriare. Il problema non stava nel fatto che fosse di un’altra religione ma nella decisione di allevarlo in modo ateo così che, da grande, potesse scegliere se e quale religione seguire. Ma se deve scegliere in modo coerente – gli obiettò il titolare della rubrica – deve conoscere almeno a grandi linee. No – rispose – perché poi gli fanno il lavaggio del cervello e non può più tornare indietro. Lui deve imparare a credere nella scienza, nell’uomo ed essere il creatore di se stesso libero da tabù e regole morali.

Quelle parole mi fecero riflettere: anche l’ateismo è una religione!

Ma andiamo con ordine.

  • La scienza non ha dimostrato né confutato l’esistenza di Dio per cui anche il sogno positivista di ridurre Dio ad una formula matematica è svanito.
  • Credere nella scienza e nella ragione è comunque credere in qualcosa di astratto per cui passiamo dal credere in Dio a credere in certezze assolute con la fondazione di una religione scientifica i cui cardini basilari, come Big Bang o evoluzione, non possono essere dimostrati o riprodotti perché la sintesi di tutti i dati non si appoggia né ad esperimenti né a modelli matematici. 
  • Spostare il centro da Dio all’uomo non significa che Dio non esista ma semplicemente che scegliamo di guardare da un’altra parte: è come quando, facendo una fotografia, scegliamo di mettere a fuoco un dettaglio e sfuocare lo sfondo. Esso resta lì (anche se noi lo vediamo male) e ci permette di esaltare quel dettaglio proprio sfuocandosi. 
  • Si pensa sempre che sia solo la religione a fare il lavaggio del cervello ma nessuno pensa mai per un attimo che anche la scienza possa farlo: lo ha fatto in passato e continuerà in futuro perché basata su schemi interpretativi fortemente influenzati dal consenso culturale.
  • L’uomo ha bisogno di punti fermi e di cardini nella sua vita. L’idea di libertà assoluta è un’utopia immaginaria non realizzabile. Diventa anarchia. Non sapere cosa è giusto e cosa no crea un senso di disorientamento e confusione per cui ci si limita a vivere senza operare scelte decisive.

Se l’uomo è un essere sociale come si può pensare che sappia “naturalmente” quello che è meglio per lui, e che lo sappia soprattutto oggi, in una società che ne fa il bersaglio di pratiche e comunicazioni di pubblicità e di marketing con una violenza e una forza di penetrazione senza precedenti? In nome della libertà si criticano le regole morali ma non si vede, in questa critica, che la nostra esistenza è già “regolata” dal Mercato (il più potente e pervasivo educatore di sempre) e che tale normazione avviene in silenzio, senza rispetto, senza motivazioni e senza possibilità reale di critica.

Nella mia vita ho conosciuto persone che si definiscono “atee” per svariati motivi. C’è chi non accetta che ci possa essere qualcuno che ha voluto la  Terra e la vita così come è ma preferisce pensare che ci sia stato un “Caso organizzato” che a forza di tentativi abbia prodotto questo risultato.

C’è chi non crede che affidarsi a Dio possa cambiare veramente le cose ma preferisce affidarsi a talismani, portafortuna, pratiche scaramantiche ecc. 

C’è poi chi rifiuta di accettare l’amore di Dio perché vuole essere libero di scegliere cosa fare, in base ai gusti del momento, e si trova sottomesso al potere, al lavoro, al denaro. C’è ancora chi non crede in un’altra vita perché “nessuno è tornato indietro a raccontarcelo”. Ed infine ci sono coloro che si definiscono atei non tanto perché non credono ma piuttosto perché odiano tutto quello che la religione rappresenta: obblighi, caste, rituali e chi più ne ha più ne metta … Sarebbe come se io rinunciassi a sposarmi perché mio padre non è stato un buon marito! Per esemplificare quanto detto sopra, ho elaborato una piccola tabella di confronto:

Credenti                                  “Non” credenti

– Dio – Creazione                    – Scienza – Big Bang

– Preghiera                             – Fortuna, amuleti,  malocchio …

– Peccato e caduta                – Evoluzione

– Leggi divine                         – Leggi umane

– Vita eterna                           – Fine di tutto

L’atteggiamento di non credere talvolta è un’illusione che nasconde un bisogno di credere in qualcosa di “meglio”. Vogliamo parlarne?

Alessia M.

Credo e sono una brava persona

Credo e sono una brava persona

Ma io credo e poi … sono una brava persona!

Alla domanda “Vuoi accettare Gesù come tuo personale Salvatore?” risposi con “Ma io credo e poi … Sono una brava persona”. Oggi, dopo che da anni ho fatto quel passo, riguardo indietro a quell’affermazione e sorrido. Sono certa non solo che sbagliavo tutto, ma anche che non esistono brave persone.

“Io credo…” questa è la prima frase ingannevole. Non basta credere per essere salvati infatti anche Satana crede che Dio esista: lo ha destinato all’Inferno, più reale di così!

Mi mancava il passo più importante e cioè passare da credere a fidarmi. Mi spiego. In un circo un uomo dice di attraversare il tendone camminando su una corda: più o meno tutti gli crediamo. Arrivato dall’altro lato chiede chi è disposto a farsi portare in braccio tornando indietro. A quel punto nessuno vuole rischiare. Gli abbiamo creduto ma non ci fidiamo, non siamo disposti ad affidare la nostra vita a lui in poche parole … non abbiamo fede.

Purtroppo questa era la mia condizione: credevo ma non mi fidavo di Dio. Come avrebbe potuto intervenire nella mia vita se non gli davo una possibilità? Come avremmo potuto fare un percorso insieme se io rimanevo a guardarlo dalla finestra? La seconda parte della frase poi era ancora più ingannevole della prima: Sono una brava persona! Certo di fronte alla legge umana forse sì, di fronte a insegnanti e datori di lavoro anche, ma di fronte a Dio come stavano le cose?

Una brava persona

La mia identità di brava persona (e di conseguenza di brava cristiana) si fondava sulla convinzione, sbagliata, che l’Eterno ragionasse come noi. Non era bastata la Bibbia intera per farmi cambiare idea, continuavo a rimpicciolire la Sua grandezza inscatolandolo nella mia piccola mente. Eppure le sue parole sono chiare: “Chiunque infatti osserva tutta la legge, ma viene meno in un sol punto, è colpevole su tutti i punti2”. 

“Sì va bene, ma io non commetto peccati gravi come uccidere, rubare, tradire…” 

Questo intendevo quando ho detto che facevo ragionare l’Eterno come noi. Dio non attribuisce un punteggio ai peccati né alle opere giuste. Non è una somma algebrica dove i positivi devono superare i negativi né una graduatoria dal più grande al più piccolo. Qualunque peccato rompe quell’armonia col Creatore esattamente come il morso al frutto proibito ha segnato la fine del rapporto fra Adamo e Dio.

Anni fa avevo una carissima amica con la quale condividevo tutto. Avevamo passato anni bellissimi e vissuto grandi esperienze. Un giorno questa ragazza tradì la mia fiducia. Nonostante non fosse una questione grave, il rapporto si incrinò; era venuta meno su un solo punto ma aveva compromesso tutti i punti.

Un giorno, per scrupolo, ho analizzato tutti quei “punti”3 per stilare una specie di classifica e mi sono accorta di aver perso 10 a 0.

1 Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dèi di fronte a me. 

2 Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandi.

3 Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano.

4 Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro.

5 Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio.

6 Non uccidere.

7 Non commettere adulterio.

8 Non rubare.

9 Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.

10 Non desiderare la casa del tuo prossimo. Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo.

1. Potevo dire di aver messo sempre Dio al primo posto? Oppure altre cose, anche se onorevoli come la famiglia o il lavoro, avevano assorbito totalmente la mia attenzione? 1 a 0!

2. Non avevo mai affidato la mia salvezza agli idoli o a creature (santi, statuette, amuleti, porta fortuna, superstizioni ecc.) invece che al Creatore dubitando cosi della Sua potenza? 2 a 0!

3. Non avevo mai giurato (chiamando Dio a testimone) oppure usato il nome di Dio come intercalare, o bestemmiato in un momento di collera? 3 a 0!

4. Potevo dire di aver sempre ricordato il sabato come giorno sacro a Dio oppure mi ero lasciata travolgere dal lavoro e dal desiderio del guadagno dimenticando che il Signore mi aveva donato tutto quello che possedevo (a cominciare dalla mia vita) e che sarebbe stato doveroso ringraziarlo? In fondo mi chiedeva un solo giorno su sette… 4 a 0!

5. Onora tuo padre e tua madre…. Alzi la mano chi non ha mai avuto una disputa con i propri genitori. 5 a 0!

6. Questo almeno speravo di poterlo vincere ma invece no. Sicuramente ho ucciso con la lingua, con le cattive intenzioni, con il rancore, con la vendetta. 6 a 0!

7. Per quanto riguarda l’adulterio ero sicura: sicuramente no! Poi leggo: “Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore4”. Cavolo, se non servivano gli atti ma bastavano i pensieri ero proprio messa male. 7 a 0!

8. Rubare. Non intendo solo sottrarre un oggetto a qualcuno ma anche rubarne la proprietà: scaricare musica o altro materiale illegalmente senza riconoscere i diritti di autore, evadere il fisco, rubare le idee… senza considerare che tutte le volte che non ho fatto nulla per impedirlo mi sono resa complice delle trasgressioni altrui. 8 a 0!

9. Quante volte non mi sono assunta le mie responsabilità o ho scaricato su altri i miei errori? Quante volte ho mentito a fin di bene o quante volte ho lasciato che altri mentissero voltandomi dall’altra parte? 9 a 0!

10 Infine gli oggetti materiali, l’affanno del possesso, l’indisponibilità a cedere ad altri una parte del mio benessere… Purtroppo neanche il punto della consolazione. 10 a 0!

Sinceramente

Dopo questa riflessione la mia idea di essere una “brava persona” suonava molto ridicola per non dire ipocrita. Ho capito la frase “Vuoi accettare Gesù come tuo personale Salvatore?”. In effetti avevo molto da salvare ed era impensabile riuscirci da sola. Lì ho deciso di affidare la mia salvezza a Gesù, fidarmi di Lui e del fatto che ha già compiuto tutto rendendomi figlia salvata, a tutti gli effetti, non dalle mie forze ma dalla sua grazia. 

Gesù ci offre un biglietto per l’eternità, dobbiamo solo accettare quel regalo e potremo ripartire con Lui da subito.

Alessia M.



1. Giacomo, 2-19 Tu credi che c’è un solo Dio, e fai bene; anche i demòni lo credono e tremano. 

2. Giacomo, 2-10

3. Esodo 20, 2-17. Non stupisca la discrepanza numerica: questi sono i comandamenti dati da Dio nella loro versione originale. La tradizione poi li ha rinumerati eliminando il secondo e spezzando in due l’ultimo.

4. Matteo 5,28

Ma come può un Dio buono permettere povertà, sofferenza, morte?

Ma come può un Dio buono permettere povertà, sofferenza, morte?

La domanda si sente spesso fra le persone che vivono momenti difficili e di scoraggiamento. Per capire l’oggi, però, è importante fare un passo indietro, tornare al “c’era una volta …” di tanti anni fa. Sappiamo che Dio creò l’uomo, e tutto quello che lo circondava, in modo perfetto, gli diede una compagna e il dominio su tutto il creato1. L’uomo però non fu soddisfatto da tutto questo e scelse volutamente di disobbedire: da qui la mutazione del suo stato e l’introduzione della povertà, della sofferenza e della morte2.

Noi oggi, dopo qualche migliaio di anni, potremmo però sentirci esclusi da quel misfatto. In fondo se Adamo peccò perché anche io devo pagarne il prezzo? Immaginiamo che un grosso evasore fiscale finisca sul lastrico perché, scoperto, debba restituire tutto. Ci sembrerebbe giusto e corretto che paghi, diremmo che doveva pensarci prima e nessuno proverebbe pietà neanche di fronte alla rovina della famiglia e dei suoi figli. Ogni giorno assistiamo a situazioni in cui le colpe dei padri sono ricadute sulle loro generazioni.

E Dio dov’è?

Dio è sempre lì uguale a ieri. Lo stesso Dio che creò in modo perfetto. Quel Dio che non ci ha abbandonati ma ha pensato una soluzione: la vita eterna. Ma un Dio che ci ha creati liberi di scegliere non poteva decidere per noi ed evitare che peccassimo. Allo stesso modo come nessuno può impedirci di prendere le nostre decisioni anche se sbagliate o addirittura contro la legge. E’ insito nel concetto di libertà. La soluzione, la nostra seconda possibilità (noi la offriremmo all’evasore fiscale su citato?) si chiama Gesù Cristo. Non si chiama “faccio finta che non sia mai successo” perché è un Dio giusto e imparziale.

Spesso mi sono chiesta perché il Golgota? Perché un sacrificio così cruento? Non bastava il perdono? Non so perché ha voluto così, perché ha pensato ad un piano di salvezza così complicato … La verità è che non possiamo far pensare Dio con la nostra testa, con la nostra visione da buco della serratura. Lui ha l’eternità sotto gli occhi e noi solo una manciata di anni vissuti e raccontati. Come il bambino che discutendo e criticando il nonno finirà nella rete del “quando avrai la mia età capirai … ”

Povertà, sofferenza, morte … ma allora come può un Dio buono permettere tutto questo?

Dio permette questo perché non è “il suo tempo” ma il nostro, quello del peccato e della ribellione. Nel suo tempo, la vita eterna, non ci sarà più pianto, sofferenza e morte. Troppo spesso ci concentriamo sulla piccola porzione di vita e di esperienza che abbiamo e giudichiamo l’eternità. La verità è che la nostra seconda occasione comincia proprio dove finisce la prima, cioè con la nostra morte carnale. E’ importante però come siamo arrivati a questo appuntamento: rivolti al passato, attaccati ai beni materiali, devoti a tutti gli idoli terreni o rivolti al futuro, attaccati a Gesù e devoti agli insegnamenti della Parola?

Anche oggi abbiamo il nostro albero della conoscenza del bene e del male, si chiama Gesù. Chi crede in lui e accetta i suoi insegnamenti conosce il bene, chi lo rifiuta è come se mordesse il frutto facendo di nuovo l’errore di Adamo. Ma questa volta conosce bene le conseguenze e soprattutto pagherà da solo e per sempre. Adamo forse non ha compreso subito la portata del suo errore e quale prezzo avrebbero pagato tutti i suoi eredi. Più che mai oggi siamo chiamati a riflettere su come stiamo vivendo e su quale meta vogliamo raggiungere perché con la morte la nostra scelta sarà fissata per l’eternità.

Non gettiamo questa seconda occasione perché sarà l’ultima.

Alessia M.

 


1. Gen. 1, 26-31 Poi Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbiano dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. Dio li benedisse; e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra». Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che fa seme sulla superficie di tutta la terra, e ogni albero fruttifero che fa seme; questo vi servirà di nutrimento. A ogni animale della terra, a ogni uccello del cielo e a tutto ciò che si muove sulla terra e ha in sé un soffio di vita, io do ogni erba verde per nutrimento». E così fu. Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono.

2.  Gen. 3,19 mangerai il pane con il sudore del tuo volto, finché tu ritorni nella terra da cui fosti tratto; perché sei polvere e in polvere ritornerai.