Il coraggio di sentire

smiley

Il coraggio di sentire

Quante volte, da piccolo, ti sei sentito dire: “Basta piangere! Devi essere forte”?

Chi lo diceva non si preoccupava davvero della causa di quel pianto: esigeva solo il silenzio, forse infastidito dal rumore o da ciò che interpretava come capriccio.

Forse sei cresciuto con un’educazione rigida che, da adulto, ti fa sentire a disagio quando piangi, da solo o in pubblico. Se è così hai ancora molti stereotipi da superare.

Pensi che piangere alla tua età sia segno di debolezza?

E un uomo che piange: lo consideri una persona fragile, incapace di controllarsi?

smiley

Allo stesso tempo potresti sminuire l’emotività femminile pensando: “Sono le donne ad essere più emotive”.

In realtà, potresti non riuscire a gestire le tue emozioni perché le percepisci come una fragilità. Così rimani intrappolato negli stereotipi, ingannando te stesso con un’idea distorta di forza: “Sono più forte degli altri”. Stai semplicemente ripetendo ciò che ti è stato insegnato da bambino.

Piangere è una reazione umana naturale. Serve a scaricare lo stress e a regolare le emozioni. Le emozioni non elaborate spesso esplodono sotto forma di rabbia improvvisa, irritabilità sproporzionata o tensione continua. Se non impari ad ascoltarti, puoi entrare in un circolo vizioso fatto di rimuginare e tensioni fisiche: cervicale rigida, spalle intorpidite, malesseri ricorrenti, ecc.

Mahatma Gandhi affermava: “Nessuno può farti più male di quello che fai tu a te stesso.”

Prova a dare un nome a ciò che provi: paura, ansia, preoccupazione, rabbia, invidia, delusione.
Vorrei condividere la mia esperienza personale. Quando mi sento travolta da emozioni intense, cerco di analizzarle una ad una, dichiarandole ad alta voce: “Ho paura.” “Mi sento indifesa.”

Molto dipende dalla situazione che sto vivendo.

Purtroppo, per quanto mi riguarda, capita spesso di rimuginare: la mente tenta di gestire emozioni difficili del passato senza riuscirci davvero. Rimuginare non è elaborare: è come girare intorno a una ferita senza mai toccarla davvero. E questo non porta sollievo.

La fede può aiutare?

Certamente sì. In Ebrei 2:18 leggiamo: “Dal momento che lui stesso (Gesù) ha sofferto ed è stato messo alla prova, può venire in aiuto a quelli che sono nella prova.”

Gesù ha vissuto pienamente l’esperienza umana: emozioni, pianto, empatia, dolore, paura, angoscia profonda mentre si avvicinava l’ora della croce e sperimentava anche l’abbandono dei suoi amici. Non ha negato la paura né ha finto di non provarla. Ha attraversato momenti di grande tensione prima di aprire le braccia in un gesto d’amore.

Questo è un esempio prezioso che ci incoraggia a riconoscere e dichiarare, senza filtri, le emozioni che stiamo vivendo.
In che modo la fede può dare forza? Quale spinta possiamo ricevere?

Gesù continuò a pregare Dio Padre, portando davanti a Lui ciò che provava. Questo è il primo passo per elaborare le emozioni, non reprimerle.
Proviamo a restare in cammino: Dio desidera accompagnarti nei momenti difficili e sostenerti quando la pressione emotiva sembra travolgerti.

Ester

L’asilisauro, i fossili e la fantasia

L’asilisauro, i fossili e la fantasia

Trovo un simpatico articoletto su ANSA – SCIENZA&TECNICA datato 30 aprile 2013 che riporta studi effettuati dal 2003 al 2010. Un biologo a capo di un gruppo di studiosi avrebbe scoperto un “nuovo” antenato dei dinosauri. La notizia è corredata diligentemente di un paio di rappresentazioni artistiche (e fantasiose) degli animali.

Il prof. Sidor è più noto per aver studiato altri sauri e rettili, come si può vedere da un suo albo di pubblicazioni e dalla testimonianza del museo Burke, ma resta la curiosità sull’asilisaurus kongwe, perché vanterebbe di essere un progenitore di altri sauri.

L’ipotesi in questione, formulata a marzo 2010, si può leggere sul sito dell’università dello Utah, che le ha dato risonanza perché un suo paleontologo partecipava alle missioni di “scavo”. Inoltre, tale scoperta si basa sul ritrovamento di un gruppo di ossa (foto sotto, per gentile concessione del sito www.livescience.com, Autore: Roger M. H. Smith) di apparentemente N°14 membri diversi di codesta specie, che casualmente erano sepolti nello stesso posto.

Come hanno fatto gli scienziati a stabilire che tali ossa sarebbero appartenute a tanti esemplari diversi della stessa specie? Vivevano sotto lo stesso tetto, forse? O quello era il loro luogo di sepoltura ufficiale? Forse le ossa vanno ricombinate diversamente.

Partendo da un piccolo mucchietto di FRAMMENTI di ossa, stupisce che si disegnino sagome complete, ma la prassi è di reclutare abili disegnatori, dar loro un paio di settimane di tempo per produrre schizzi grafici di propria iniziativa. I paleontologi, quindi, pagano i quadri e scelgono le immagini più suggestive: queste diventano il modello di specie inventate. Non esiste testimone in grado di ricostruire l’identikit scientifico degli animali che possedevano quelle ossa. Ma quanti campioni diversi hanno trovato allora? L’articolo narra di 8-9 anni di lavoro per N°8 campioni, in siti diversi. Bene!

Per una specie animale che avrebbe dovuto vivere ALMENO 10 milioni di anni, prima di CONVIVERE per altri 60-65 milioni di anni con i suoi successori di specie, trovare N°8 resti fossili non dovrebbe essere così faticoso da richiedere addirittura 8 anni di duro lavoro di un’equipe di paleontologi e soprattutto non dovrebbe richiedere di setacciare una superficie grande come l’Antartide, il Sud Africa, la Tanzania e altri paesi per un’area totale maggiore dell’Europa.

Asilisaurus

Sarebbe come dire che trovare resti di cane nel terreno, in Europa, oggi, richieda otto anni …
Come hanno potuto stabilire la loro appartenenza a esemplari diversi senza disporre di campioni di DNA? Come hanno potuto stabilire la collocazione antecedente ai dinosauri, quando si afferma che gli asilisauri erano “onnivori ed erbivori” (??) e questo permise loro di avere un vantaggio di sopravvivenza contro gli altri erbivori? Come può uno scienziato affermare che per ben TRE volte varie specie di dinosauri si evolsero da carnivori ad onnivori? Quanta probabilità ha un fenomeno così singolare di ripetersi tre volte?

E perché dunque si sarebbero tutti estinti, se erano dotati di tanta flessibilità alimentare? Analogamente, perché dovrebbero esistere erbivori ancora oggi, se non hanno avuto la stessa flessibilità alimentare? O vorranno sostenere che le pecore una volta erano carnivore?
Perché i sauri avrebbero “scoperto” che essere onnivori o erbivori darebbe più possibilità di sopravvivere?

Abbandoniamo le fantasie astruse! Limitiamoci al metodo sperimentale per produrre teorie e formule scientifiche e proviamo ad assumere premesse più sobrie e coerenti con i reperti fossili.
La Bibbia descrive la storia dell’universo in un periodo di tempo di circa 6.000-7.000 anni. I dinosauri, come la maggior parte delle specie, furono creati il sesto giorno della storia, come si legge in Genesi 1:24-25,  assieme all’uomo.

Ecco perché vi sono così pochi reperti fossili: non hanno avuto tempo di vivere milioni di anni, ma soltanto poche migliaia di anni.

In origine tutte le creature erano erbivore e quindi è comprensibile come i paleontologi continuino a trovare dentature fossili che ricordano erbivori, o almeno onnivori. Cominciarono ad uccidere per nutrirsi dopo il peccato di Adamo, lentamente, quando la morte entrò nella storia del mondo, come si legge in Genesi 3:17 e nel successivo resoconto dell’assassinio di Abele.

Molti animali si trovano sepolti in “giacimenti” fossili perché vennero colti improvvisamente da un cataclisma che durò circa 5-6 mesi: è stato annunciato e descritto in Genesi 7!

Dopodiché, molte specie si estinsero, mentre alcune famiglie distinsero più sottospecie, sempre tra coloro che possono riprodursi tra di loro. Solo oggi, l’uomo, nel suo vano orgoglio, tenta di combinare e creare specie artificialmente, senza successo oltre la varietà di razze, o rendendole deboli, sterili o caduche per gravi disfunzioni fisiologiche o genetiche.

Ebenezer

Credo in Dio ma non nella Chiesa

Credo in Dio ma non nella chiesa

Secondo wikipedia le risposte sono tre:

  • edificio religioso, generalmente di culto cristiano.
  • comunità dei fedeli cristiani.
  • espressione per designare lo Stato della Chiesa.

Tralasciando la prima definizione, mi concentrerei sulle altre due. Dio ci ha chiesto di fare chiesa sapendo che l’uomo da solo è in
grado di fare ben poco1.
Ne consegue che se crediamo in Lui dobbiamo credere anche alla Chiesa. Dio ci ha donato la
Chiesa perché potessimo trovare rifugio, preghiera e sostegno in mezzo ai credenti. Lì troviamo fratelli a cui confidare le nostre emozioni più
profonde o anziani a cui chiedere un consiglio, il confronto che ci tiene sulla via. Questa è la Chiesa, la sua funzione e come è stata
voluta da Dio.

Eppure proprio nella comunità che più di tutte dovrebbe essere animata da trasparenza, carità e correttezza sono sempre avvenute ogni
sorta di trasgressioni perché, come dicevo prima, quando gli ideali vengono presi in mano dagli uomini le cose smettono di funzionare.
Subentrano errori, difetti, corruzione, incomprensioni… ma tutto ciò è normale dal momento che gli uomini sono imperfetti e così le loro
opere.

Ma se la chiesa fosse veramente voluta da Dio non dovrebbe essere perfetta? No. Solo Lui è perfetto. E poi, se la chiesa fosse perfetta,
nessuno di noi, esseri imperfetti, potrebbe farne parte.

Uno degli errori più frequenti è credere che per servire Dio, per essere uno dei suoi figli bisogna essere perfetti e santi. Nulla di più
fuorviante: leggendo le scritture vediamo come tutti coloro che sono stati chiamati fossero umili peccatori, impauriti e disorientati. Però
questo non è stato motivo di condanna poiché la grandezza di Dio non viene scalfita dalla nostra debolezza2.

Per ciò che riguarda la chiesa come insieme di leggi, tradizioni, rituali, e tendenze più o meno sincretiste è corretto non crederci.

Gesù condanna in vari episodi questa abitudine a “completare” la Bibbia aggiungendo dottrine che sono precetti di uomini3 Noi dobbiamo
credere solo in Lui e nella sua Parola perciò è giusto che non ci sottomettiamo a questo tipo di chiesa. Essa non deve aggiungere o
togliere nulla a quello che Dio ci ha lasciato4, non è un’istituzione suprema in cui “dobbiamo credere”5.

Penso che la frase Credo in Dio ma non nella chiesa si riferisca (molto spesso) a questo tipo di chiesa, all’arbitrarietà di decidere chi
sia meritevole del perdono, al cambiare idea secondo i periodi storici, a riconoscere la supremazia di alcuni figli su altri. Spesso sento
obiettare che la Chiesa non può essere quella di 2000 anni fa, che la storia è andata avanti e che molte cose vanno “adeguate” ai cambiamenti.
Quando la nostra fede include pratiche ed idee di origine umana sì, queste vanno adeguate al corso della storia.

Invece il messaggio di Dio è attuale ogni istante fin dalle origini del mondo: affidati alla mia potenza e io ti salverò. Credi in Gesù e
sarai salvato per la grazia, non per i tuoi meriti.

La chiesa siamo noi, la comunità dei credenti, coloro che sono stati salvati dall’Agnello e resi santi. Sì, ho proprio detto “resi santi”. E’
credere ed accettare il sacrificio di Cristo che ci rende santi, non il riconoscimento degli uomini dopo la morte. Nessuna istituzione umana
deve arrogarsi il diritto di giudicare il cuore degli uomini, quel compito è di Dio. Nessuna istituzione umana deve raccontarci la sua
ricetta di salvezza perché anche quel compito è di Dio. Ed infine nessuna istituzione umana deve proclamarsi intermediario fra Dio e
l’uomo perché quel ruolo è stato dato a Gesù Cristo.

Alessia M.


1.Mt 16,18 io ti dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell’Ades non la potranno vincere.

Mt 18,20 Poiché dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro.

2. Si pensi a Davide “un uomo secondo il cuore di Dio” (At 13, 22) che fu omicida ed adultero, e poi ancora a Pietro che lo
rinnegò, a Giuda, che lo tradì, oppure Pietro, Giacomo e Giovanni che si addormentarono.

3. Mt 15,6 Così avete annullato la parola di Dio a motivo della vostra tradizione.

Mc 7, 9 Come sapete bene annullare il comandamento di Dio per osservare la tradizione vostra!

4. Ap 22,18-19

5. At 4,19 Ma Pietro e Giovanni risposero loro: “Giudicate voi se è giusto, davanti a Dio, ubbidire a voi anziché a Dio”.

L’importante è credere in qualcosa

L'importante è credere in qualcosa

Questo atteggiamento diventa distruttivo in tutte le relazioni dove il presupposto principale è cedere una parte di sé per arricchirsi di una parte dell’altro. Io credo a modo mio … . Questa affermazione suona proprio strana nei confronti di Dio che quel “Suo modo” ha lasciato diventando uomo come noi per capirci appieno, per soffrire con noi, per morire per noi. E’ una posizione di comodo: un dio “fai da te” permette di prendere ciò che ci piace e scartare quello che non ci va, aderendo a un sistema di credenze confuso nel quale c’è tutto e il contrario di tutto, ma soprattutto non c’è quel che dovrebbe esserci.

Io credo a modo mio … . E in questo mio modo non c’è posto per fidarmi, abbandonarmi e lasciare che Dio prenda il controllo della mia vita. Eppure, se io credo dovrebbe essere ovvio che Dio mi guidi a modo suo! Poi, visto che accetto di credere (almeno a parole), perché dovrei stabilire le regole del gioco? Perché dovrei pensare che il mio modo sia migliore di quello di Dio? Insomma chi è l’Onnipotente e l’Eterno fra noi due?

Io credo a modo mio … . L’uomo vive e fa esperienza: i pensieri dei 18 anni sono ben diversi da quelli dell’età matura. I casi della vita ci plasmano e ci trasformano. Se i pilastri del nostro credo non sono stabili ed immutabili rischiamo di credere in un dio effimero e trasformato dal tempo.

Non è certo quello che ci si aspetta da una guida: sarebbe come se andassi da un pediatra, per fargli seguire il mio bambino nella crescita, e lui mi dicesse che oggi applica l’omeopatia, domani la medicina tradizionale, poi la naturopatia e dopo l’erboristeria.

Insomma che lo segue a modo suo intanto … l’importante è fare qualcosa. Il Dio in cui credo è un Dio di certezze e di stabilità. Non c’è posto per la confusione o le mode. Proprio per questo, e perché conosce bene la natura umana, ci ha lasciato la sua parola, i suoi insegnamenti affinché potessimo leggerli, assorbirli e applicarli alla nostra quotidianità.

Si può obiettare che se ognuno interpreta la Bibbia a modo suo si genera quella varietà e quella confusione che ho appena descritto.

Beh, non è proprio così. Se facciamo dire alla Bibbia quello che vogliamo o che pensiamo debba dire si generano diverse interpretazioni poiché ognuno farà … a modo suo; ma se ascoltiamo quello che Dio ci dice semplicemente, senza metterci del nostro, allora no. Sicuramente le pagine della Bibbia che non capiamo sono molte, alcune le intuiamo appena, ma ce ne sono alcune che non si possono assolutamente fraintendere.

Cominciamo da quelle. Cerchiamo di capire chi è Dio e cosa ha in serbo per noi. Scopriamo quale è il disegno per i suoi figli. Solo allora, se quel programma non ci piace, possiamo decidere di rinunciare, ma non a priori usando come scudo proprio quella libertà che Lui ci ha donato.

Alessia M.

Il potere delle parole

Il potere delle parole

Gli esseri umani nascono in organizzazioni di altri esseri umani che veicolano significati attraverso parole organizzate in linguaggi e così l’intera vita dell’essere umano è immersa nel linguaggio e NON può prescindere dalle parole nemmeno quando un individuo solo non
esprime niente a nessuno! Ovvero, oggi l’essere umano non potrebbe vivere senza un linguaggio né parole. Stai pensando che non è vero?

Ecco! Per pensarlo hai utilizzato parole e significati che già sai …

La domanda da brivido, semmai, è: perché l’essere umano ha sviluppato un linguaggio articolato sulla parola? Ma qui si sconfina troppo, si va oltre la semantica, oltre la glottologia, oltre la linguistica e la semiologia. Io la chiamerei antropologia ontologica e ho motivi ben precisi per farlo … Basti solo, provocatoriamente, insinuare che l’unica antropologia ontologica basata sulla parola è quella descritta dalla BIBBIA: (Giovanni 1:1-5)

Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. 2 Essa era nel principio con Dio. 3 Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta. 4 In lei era la vita, e la vita era la luce degli uomini. 5 La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno sopraffatta.

Quando si rilegge Genesi 1:1-31, si scopre il modo (il COME) in cui il progetto di creazione di Dio è stato attuato, includendo l’essere umano, il quale, per eccellenza “a Sua immagine”, è esso stesso intriso di Parola, quando lo si possa considerare vivo. Quella è l’unica parola su cui si possa speculare come (o SE) sia pure Essere, quale e quanto Potere abbia e come abbia prodotto l’esistenza, ovvero la vita sulla
Terra. Da altre fonti o da altri sistemi (filosofici, scientifici o religiosi), invece, non è dato di sapere, anzi essi sono “oscuri come la notte in cui tutte le mucche sono nere”, quanto ad antropologia ontologica.

Matteo L.

Siamo fatti di terra e acqua

Siamo fatti di terra e acqua

A proposito di acqua ...

Non riesco proprio a capire né a condividere la  posizione di quanti, e sembrano non pochi, considerino  l’acqua come  addirittura parte di una prima creazione, o le danno una connotazione eterna, proprio come a sostenere che l’acqua dovesse accompagnare il Creatore (così avvenne in alcune rappresentazioni figurative dell’arte sacra secoli fa). Da dove giungono queste strane affermazioni? Da una errata e forzata interpretazione della Bibbia. In Genesi 1:1-2 è scritto: Nel principio Dio creò i cieli e la terra. La terra era informe e vuota, le tenebre coprivano la faccia dell’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque.

Ora, onestamente, vi sembra da questo passo che l’acqua non faccia parte della creazione biblica? Non si intende invece sostenere che nel principio fu creata la terra, e quindi insieme ad essa la grande quantità d’acqua che la ricopriva? Infatti il versetto 9 di Genesi 1 recita: “Dio disse: le acque sotto il cielo siano raccolte in un unico luogo e appaia l’asciutto” Estrapolare così, fra l’altro senza che ci sia modo all’interno del verso, un concetto e renderlo poi assoluto è una forzatura palese che alimenta teorie bizzarre ed estrose ma non corrisponde al senso originale del testo biblico. Sostenere poi che Dio dall’acqua abbia originato forme di vita di animali non prettamente acquatici mi sembra assai tendenzioso. Che idea ti sei fatto della Bibbia? E’ un’idea completamente personale, o ti sei fatto influenzare da critiche provenienti da fonti appunto ricche di pregiudizio e poco oneste?

Bambini

La Bibbia è l’unico testo antico che ci parla degli inizi dell’uomo. Ecco cosa ci dice in Genesi 2:6-7 : “…ma un vapore saliva dalla terra e bagnava tutta la superficie del suolo. Dio il SIGNORE formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l’uomo divenne un’anima vivente.” Adham, l’uomo ,in ebraico, viene tratto da adhamah, la terra. La Bibbia dice che l’uomo è stato fatto da Dio attraverso un miscuglio di acqua e terra. Non per niente gli elementi chimici che troviamo nell’universo, e quindi sul suolo, sono 92, proprio quanti ci compongono; già , siamo fatti di acqua, di ferro, di cromo, di silicio, ecc, ecc.

Sta la Bibbia contraddicendo la scienza? No, la scienza sostiene proprio questo. Si pensi che il racconto babilonese della creazione, quasi coetaneo di quello di Mosè, autore della Genesi, ci riporta che le acque sorsero dal sangue di un mostro ucciso dal dio Marduk. Alcune teorie suggeriscono però, contrariamente alla Bibbia, che la vita non poteva apparire sul pianeta prima di grosse esplosioni di supernove, adatte a portare elementi chimici più pesanti, quali il ferro, il cromo, ecc. Attenzione, sono teorie, eppure molti considerano e divulgano queste ipotesi come certezze accadute. Questa non è scienza, ma speculazione, forzatura. I nostri ragazzi a scuola studiano delle speculazioni e supposizioni, spesso azzardate, camuffate da vera scienza. Stavo ad esempio riflettendo sul fatto che il ferro è uno degli elementi più comuni sulla Terra, di cui costituisce circa il 5% della crosta. La maggior parte di esso si trova in minerali costituiti da suoi vari ossidi, tra cui l’ematite, la magnetite, la limonite e la taconite; si ritiene addirittura che il nucleo terrestre sia costituito principalmente da una lega di ferro e nichel, la stessa di cui è costituito circa il 5% delle meteoriti. Per quale motivo dovrei credere a supposizioni che non si potranno mai accertare e che vogliono vedere a tutti i costi l’arrivo di certi elementi chimici sulla terra in seguito ad esplosioni di stelle? Siamo circondati da ferro, dentro di noi c’è del ferro, eppure deve arrivare da così lontano per poter contribuire come elemento nel dare inizio alla vita?

Sappiamo che gli elementi oltre il ferro nella tavola periodica non possono formarsi tramite la normale fusione nucleare che avviene nelle stelle. Alcuni elementi molto più pesanti di idrogeno ed elio vengono “fabbricati” si pensa attraverso esplosioni di supernove. Questi elementi indispensabili alla vita sarebbero arrivati fino a noi. Scusate ma in che quantità, in quanto tempo, e la nostra atmosfera li ha frenati? Restano dubbi , supposizioni. Alcuni scienziati onestamente le chiamano ancora teorie, ma quanti vogliono eliminare la possibilità di un Agente creatore, che non contraddirrebbe fra l’altro la vera scienza galileana, ossia fatta di dimostrazioni ripetibili e con uguali risultati a sostegno, le considerano certezze. Prima di professare amore per la scienza dobbiamo chiederci quanto è dimostrabile scientificamente quanto si sostiene, anche da parte di addetti ai lavori. 

Per rimanere in serio ambito scientifico pensiamo per un attimo a quanti minerali sono presenti nel corpo umano; pensiamo al fatto che se ingeriti come elementi inorganici creerebbero serissimi problemi alla salute, quindi dobbiamo necessariamente ingerirli “modificati” attraverso l’assunzione di alcuni cibi. Leggi come assumiamo il cobalto su questo link, se hai tempo. Chi ha programmato le nostre cellule a nutrirsi in questo modo sofisticato? Come fanno a sapere le nostre cellule che devono alimentarsi “intelligentemente” persino di cobalto? E pensare che io supponevo nella mia ingenuità di non averne in corpo!

Quando Dio ha soffiato su quei 92 elementi li ha combinati con sistemi ancora a noi sconosciuti. L’esperimento di Miller, effettuato in laboratorio con miscele di gas primordiali attraversati da una scarica elettrica, voleva dimostrare come da materia inorganica si possa essere formata la vita. Ottenne degli aminoacidi , utilizzando però la cosiddetta trappola fredda ,che non poteva certo esistere agli inizi della vita, in quanto era un sistema meccanico che estraeva immediatamente da quell’ambiente riprodotto eventuali aminoacidi ottenuti. Il problema sta nel fatto che senza questa forzatura non ottenne nulla. Tra l’altro senza la trappola fredda non sarebbe stato possibile evitare la distruzione degli aminoacidi stessi.

C’è un altro serio problema che i divulgatori scientifici di parte non citeranno appositamente:  tracce d’ossido di ferro e uranio scoperte in rocce che si stima risalgano a 3,5 miliardi di anni fa dimostrano che l’antichissima atmosfera terrestre non era priva di ossigeno, come asseriscono gli evoluzionisti. Si noti che “L’assenza di ossigeno era importante perché, altrimenti, qualsiasi composto organico si sarebbe rapidamente ossidato a diossido di carbonio e acqua” (da “Le Origini della vita” edizioni Einaudi). Ammettiamo che l’esperimento di Miller abbia avuto successo (e non fu così), ora il problema più rilevante è spiegare come queste semplici molecole organiche possono unirsi in modo ordinato per formare i polimeri. Le proteine, infatti, sono molecole giganti composte da aminoacidi, i quali sono disposti secondo una sequenza particolare in certe quantità e strutture. Queste molecole costituiscono i blocchi da costruzione delle cellule viventi. La più semplice è composta da una sequenza di cinquanta molecole di aminoacidi, dei quali si conoscono 20 tipi diversi, mentre in altre se ne possono contare migliaia. L’aggiunta o la sostituzione di una singola molecola nella struttura di una proteina può trasformarla in un inutile ammasso molecolare. 

Esistono due diversi tipi di proteine, le proteine strutturali, che rappresentano i materiali di costruzione della cellula, e le proteine enzimatiche, che svolgono il ruolo di regolatori dei processi cellulari (le proteine enzimatiche non solo guidano, ma rendono anche possibili certe reazioni chimiche che normalmente non avverrebbero a livello cellulare). Per quanto diversi possano essere questi due tipi di proteine o le loro funzioni, tutte sono costituite dagli stessi elementi di base: gli aminoacidi. Immaginiamo per assurdo che tutti gli aminoacidi (20 in totale) si formino casualmente e spontaneamente. Consideriamo una proteina di media dimensione composta di dodici diversi amminoacidi disposti in una catena polipeptidica di 288 molecole d’aminoacidi. Di tutte le possibili sequenze, soltanto una costituisce la desiderata proteina. Il resto di esse sono catene di aminoacidi che possono risultare o del tutto inutili o potenzialmente dannose per gli esseri viventi. In altre parole la probabilità che gli aminoacidi si dispongano casualmente nell’esatta sequenza per formare una sola molecola proteica di media dimensione è pari a 1 su 10300 (10 seguito da 300 zeri). Consideriamo, ora, una molecola proteica costituita di 500 amminoacidi: la probabilità che tutte le molecole, dei vari aminoacidi, si dispongano casualmente nell’esatta sequenza è 1 su 10950 (10 seguito da 950 zeri). Un numero veramente difficile da immaginare. Nell’organismo umano vi sono oltre 140.000 proteine diverse (meno del 2% è stato finora descritto adeguatamente). Si potrebbe obiettare che l’organismo umano è così complesso perché è il risultato di un processo evolutivo durato miliardi di anni. 

Consideriamo, allora, uno dei più piccoli batteri mai scoperti: il Mycoplasma Hominis H39. Questo microrganismo racchiude 600 diverse proteine. In questo caso dovremmo rifare gli stessi calcoli delle probabilità prima applicati ad una sola proteina per ognuno di questi 600 tipi differenti. Anche il concetto di assurdo, forse, non esprime adeguatamente l’improbabilità che l’origine della vita sia un evento spontaneo e casuale. Un tentativo ancora più disperato fu quello di Sidney Fox: ipotizzò che gli aminoacidi formatesi negli oceani fossero stati trascinati su qualche roccia nelle vicinanze di un vulcano. In questo modo l’acqua sarebbe evaporata e gli aminoacidi essiccati avrebbero potuto combinarsi per costituire le proteine. Per cui, Fox prese un miscuglio di aminoacidi, non quelli ottenuti con il metodo di Miller, ma aminoacidi provenienti da proteine animali purificati in laboratorio. Questo miscuglio fu riscaldato, disidratato e disciolto in acqua. In questo modo gli aminoacidi presentavano una debole attività catalitica, ossia tendevano a legarsi tra loro. Gli aminoacidi si combinarono, ma non nelle sequenze esatte per ottenere le proteine, ma si unirono tra loro in moltissimi modi e non nei legami peptidici (gli unici utili per formare le proteine). Fox in questo modo non ottenne nemmeno una sola proteina, ma solo disordinate catene d’aminoacidi, che tra l’altro, si formarono in condizioni falsate in laboratorio e non in situazioni naturali.

Ecco che il famoso geochimico Jeffrey Bada, del San Diego Scripps Institute, rende chiara e sincera per una volta la posizione degli evoluzionisti riguardo  all’abiogenesi, dichiarando infatti qualche anno fa sulla rivista Earth queste parole: “… ci troviamo ancora di fronte al più grande problema irrisolto che avevamo : Come ha avuto origine la vita sulla Terra?” Io sinceramente non so quanto tempo sia passato dalla  creazione dei cieli e della terra descritta in Genesi 1:1 e l’inizio della vita che segue nel racconto biblico, ma una cosa so con certezza scientifica: le proteine che costituiscono le mie cellule sono guidate da istruzioni inerranti del Dna. Acqua e terra si fondono perfettamente dentro di me, c’è tale armonia, c’è tale equilibrio ed io resto un attonito spettatore passivo in tutti questi miliardi di processi chimici. 

Ma la scienza non ci può dire proprio tutto, infatti so anche, e lo sento, che lo Spirito di chi mi ha voluto è dentro me, perché ho creduto. Colossesi 1:17 Egli (Cristo) è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in Lui. La scienza può indagare sulle leggi del mondo visibile, ma noi siamo fatti e pensati anche per l’invisibile, l’eterno. Non c’è nessuna magia in quell’acqua, in quella manciata di minerali, ma c’è il Suo tocco che fa la differenza. Io non cerco più risposte sulle origini, le risposte sono disponibili, basta prenderle e non offendono la ragione.

Enzodiesse

Gruppi

Gruppi Intro

flsdfldsfldsfjdsl

  • ddslfdlfjds
  • dsalfjasdf
  • salfdjl

fldsjfsdlfjlfj

 

Monza

flsdfldsfldsfjdsl

  • ddslfdlfjds
  • dsalfjasdf
  • salfdjl

fldsjfsdlfjlfj

 

Cesano Maderno

flsdfldsfldsfjdsl

  • ddslfdlfjds
  • dsalfjasdf
  • salfdjl

fldsjfsdlfjlfj

 

Lissone

flsdfldsfldsfjdsl

  • ddslfdlfjds
  • dsalfjasdf
  • salfdjl

fldsjfsdlfjlfj

 

Credo

Credo

Crediamo che la Bibbia, nei suoi manoscritti originali inerranti, sia stata ispirata da Dio (2Timoteo 3:16-17 e 1Pietro 1:3). Lo Spirito Santo ha ispirato i contenuti ai vari autori, pur rispettando la loro personalità, il loro punto di vista, il condizionamento culturale ed il loro stile letterario.

  1. La Bibbia è quindi l’unica fonte di autorità che ci rivela Dio ed il Suo piano di salvezza  per l’umanità. Essa è la nostra base su cui poggiare la fede e la condotta cristiana.
  2. Crediamo nell’unico Dio, eternamente esistente, creatore e Signore di tutte le cose. Crediamo che nella sua unità siano presenti tre Persone: Padre, Figlio e Spirito Santo. La Bibbia ci rivela il carattere di Dio, santo (Isaia 6:3), giusto (Esodo 9:27), misericordioso (1Pietro 1:3), amorevole (1Giovanni 4:8), pieno di grazia (Efesini 2:8).
  3. Crediamo nella divinità del Signore Gesù Cristo. Egli è Dio incarnato, Dio in forma umana, l’immagine espressa del Padre che, senza cessare dall’essere Dio, è diventato uomo per dimostrare chi è Dio e provvedere il mezzo della salvezza per l’essere umano (Matteo 1:21; Giovanni 1:18; Colossesi 1:15).
  4. Crediamo nello Spirito Santo come Persona della Trinità, che al momento della conversione derivante da ravvedimento rigenera il credente venendo a dimorare in lui,  battezzandolo una volta e per sempre nel corpo di Cristo (Romani 6:3-4; Efesini 4:5). Crediamo che il credente per crescere abbia bisogno di un cammino continuo di santificazione e consacrazione personale che porti alla pienezza nello Spirito (Romani 6:19-22; Galati 5:22-25; 1Pietro 1:14-16).
  5. Crediamo che nel principio Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza, moralmente giusto e capace di relazionarsi con Dio stesso, ma in seguito alla sua caduta e trasgressione volontaria ha perduto la possibilità di avere comunione con Dio, pertanto è divenuto spiritualmente morto e incapace di non peccare (Genesi 1:26-31; 3:1-7; Romani 5:12-21; Romani 6:23).
  6. Crediamo che Dio abbia donato il Figlio, Gesù Cristo, per riscattare dalla condanna e dalla separazione da Lui coloro che accettano la salvezza come un dono immeritato attraverso il pentimento e la fede in Gesù (Romani 5:1,2; Giovanni 3:16-18).  La salvezza è un dono di Dio, dono eterno e permanente (Giovanni 14:15-27; 1Corinzi 6:19-20; 2Corinzi 5:17; 1Pietro 1:18, 19), non raggiungibile attraverso meriti o sforzi umani (Efesini 2:8).
  7. Crediamo che la rigenerazione (nuova nascita) per opera dello Spirito Santo è assolutamente essenziale per la salvezza. (Giovanni 1:12, 13; 3:3; 1Pietro 1:23; Tito 3:5). La “nuova nascita” o rigenerazione è l’esperienza che rende l’uomo partecipe della natura divina e lo fa nascere nella famiglia di Dio.
  8. Crediamo che dopo aver creduto per mezzo della fede il credente debba testimoniare alla chiesa locale e al mondo attorno della sua identificazione con la morte sostitutiva di Gesù attraverso il battesimo in acqua, come comandato dal Signore Gesù stesso (Matteo 28:19-20; Atti 2:38-39; 10:47, 48; Romani 6:4-5; Marco 16:16).
  9. Crediamo che Gesù abbia lasciato alla sua Chiesa, ossia alle persone che lo hanno riconosciuto come Salvatore e Signore, il memoriale della sua morte redentrice attraverso il pane ed il vino (Cena del Signore). Possono partecipare alla Cena del Signore coloro che hanno fatto esperienza di conversione e che quindi possono testimoniare pubblicamente di aver riconosciuto Gesù come proprio Signore e Salvatore (1Corinzi 11:23-27; Luca 22:14-23; Matteo 26:20-30).
  10. Crediamo che la Chiesa sia il Corpo di Cristo, l’insieme dei credenti, e solo il Signore Gesù ne è il capo. Nella chiesa locale ogni credente, con il dono o i vari carismi ricevuti da Dio, si mette al servizio di Dio e degli altri (Efesini 4:1-16). Far parte della chiesa locale e voler diventarne membri significa pertanto sperimentare l’importanza e la gioia del servizio cristiano, vivere i frutti dell’amore reciproco e delle relazioni, ricercare l’unità della fede nella diversità (Romani 15:1-7; Efesini 4:1-4), equipaggiarsi per ubbidire al Mandato di portare il Vangelo, dentro e fuori dalla comunità, accogliendo e sostenendo la visione della chiesa locale.
  11. Crediamo nel ritorno in gloria del Signore Gesù (Giovanni 14:1-4; 1Tess. 1:10; 1Tess. 4:14-18), crediamo che chi ha creduto in Lui starà sempre alla sua presenza dopo la morte fisica, mentre chi lo rifiuterà sarà destinato alla perdizione eterna, come pure Satana e i suoi angeli ribelli (Giovanni 3:36; 2Pietro 2:4; Apocalisse 21:3-8).

I motivi della redazione di una dichiarazione di fede

Ai cristiani è comandato di amarsi l’un l’altro nonostante le differenze di razza, genere, privilegi e condizione sociale, politica ed economica (Giovanni 13:34-35; Galati 3:28-29) e d’essere d’una sola mente dovunque possibile (Giovanni 17:20-21; Filippesi 2:2; Romani 14:1-15: 13). Sappiamo che le divisioni ostacolano la nostra testimonianza nel mondo, e desideriamo una maggiore comprensione reciproca e di dire la verità con amore. Sappiamo pure che come affidatari della verità rivelata di Dio noi non possiamo abbracciare una qualsiasi forma di indifferentismo dottrinale o di relativismo pluralista con il quale si sacrifichi la verità di Dio per una falsa pace. Il disaccordo dottrinale chiama al dibattito. Il dialogo per la comprensione reciproca e, se possibile, restringere le differenze che abbiamo fra di noi è un valore, doppiamente tale quando lo scopo dichiarato è l’unità nelle cose primarie, libertà nelle cose secondarie e carità in tutte le cose. Nei punti sopracitati è stato fatto un tentativo di affermare ciò che è primario ed essenziale nell’Evangelo così come lo comprendiamo. Un utile dialogo, però, esige non solo carità nei nostri atteggiamenti, ma anche chiarezza in ciò che affermiamo. La nostra estesa analisi della giustificazione per sola fede attraverso il solo Cristo riflette la nostra persuasione che la verità dell’ Evangelo è di importanza cruciale e non sempre bene compresa e correttamente affermata. Per ulteriore chiarezza, a causa dell’amore per la verità di Dio e per la chiesa di Cristo, noi ora abbiamo espresso i punti chiave di ciò che è stato detto in affermazioni e negazioni specifiche a riguardo dell’ Evangelo e della nostra unità in esso e in Cristo.

Siamo evangelici

Siamo evangelici

Siamo cristiani che riconoscono Gesù Cristo come loro Signore e Salvatore. Il termine “evangelici” inizialmente ci è stato affibbiato da altri. Purtuttavia ci sta bene se si vuole mantenere la radice del suo significato. Evangelico proviene dal termine Evangelo (o Vangelo) che significa “buona notizia”, la buona notizia di Gesù Cristo appunto. Infatti noi crediamo di doverci riferire al Vangelo ed alla Bibbia come alla somma autorità per la nostra fede e condotta di vita. La Bibbia è assolutamente centrale per la fede cristiana. L’uomo saprebbe molto poco su Dio e su se stesso se Dio non avesse parlato e non si fosse rivelato nella sua Parola. Il Dio che emerge dalle pagine della Bibbia non è un Dio indifferente, immobile e muto, ma il Dio che parla alla sua creatura, un Dio che è in missione verso l’uomo smarrito.

Per questo la Bibbia è essenziale per la vita di chiunque. Sostenere la sua centralità significa prima di tutto riconoscere che la Bibbia è il mezzo particolare attraverso il quale Dio comunica la sua verità all’uomo. Senza di essa ci sarebbe molta incertezza, ma per mezzo suo vi può essere la luce e la certezza di attingere dalla fonte diretta di Dio. Avendo perciò Dio rivolto all’uomo il suo messaggio, quest’ultimo può sperare, essere liberato e salvato.

In questo senso essere evangelici significa essere coerenti con l’affermazione di Dio come Signore, come Colui che ha parlato nella sua Parola e che attraverso di essa può liberare l’uomo da tutte le sue illusioni rivolgendogli una parola certa per la sua salvezza. Se la Bibbia è il mezzo attraverso il quale Dio comunica la sua verità all’uomo, allora ogni uomo ha la libertà d’accostarsi ad essa. Il potere e la chiarezza della Parola di Dio è tale da non aver bisogno d’altro sostegno che la sua stessa forza. Lo Spirito Santo è capace di rendere efficace la Scrittura nel cuore delle persone.

Chiesa

Per questo si parla anche di “sacerdozio universale” dei credenti. Nel senso che ciascun uomo, il più potente come il più umile, il più ricco come il più povero sono posti, nel loro rapporto con Dio, su di uno stesso piano. E se tutti sono liberi d’accostarsi alla Parola di Dio, tutti sono “sacerdoti”. Non c’è bisogno di mediatori umani tra Dio e gli uomini, ma tutti sono fratelli. Le chiese evangeliche non si riuniscono attorno a degli uomini, che pure possono avere dei doni particolari da Dio, ma sono riunite attorno alla Parola di Dio.

Essendo cristiani crediamo che Gesù sia il solo Signore. Siamo fermamente convinti dalla Parola di Dio, che al di fuori di Lui non sia possibile essere salvati “perché non v’è sotto al cielo alcun altro nome per il quale si abbia ad essere salvati” (Atti 4,12). Gesù è per noi il solo Mediatore tra Dio e gli uomini (1Timoteo 2.5), perciò non c’è bisogno di alcun altro che faccia da tramite tra Dio e gli uomini. Dio è al di sopra di tutti e di tutto.

Forse ci si può chiedere perché si ritiene di aver bisogno d’un Salvatore. Senz’altro perché in quanto esseri umani riconosciamo la nostra totale incapacità nel realizzare il bene secondo Dio. Dinanzi al Dio santo della Bibbia, ciò che l’uomo può realizzare di meglio non è altro che un “abito sporco”. Ciò che la Bibbia chiama peccato non è una generica tendenza o determinazione casuale, non è solo lo stato di continua incertezza, il peccato è perversione del cuore, un voler rimanere in uno stato di orgoglio facendo a meno di Dio. E’ qualcosa che attinge alla più intima essenza del nostro essere e che dinanzi alla santità di Dio è immondo. Per scalzare questa corruzione non è in alcun modo possibile affidarsi a pratiche religiose (digiuni, pellegrinaggi, sofferenze o altro). Questo è ciò che propongono tutte le diverse religioni. Questa è la nevrosi di una falsa salvezza che cresce sul terreno delle illusioni umane. Tutti i sistemi umani dicono: “Tu devi fare”. Tutti impongono all’uomo certe richieste che in definitiva egli non può realizzare. Cristo è invece venuto ad annunciare qualcosa di assolutamente diverso, un’autentica buona notizia: “Tu non devi meritarti nulla, io ho compiuto tutto. Tu non devi salvarti, io ti ho salvato. Tu non devi giungere ad un certo livello di giustizia, io sono la tua giustizia. Tu non devi espiare i tuoi peccati, io li ho espiati”.

Allora come può essere realmente vissuta una tale prospettiva? Soltanto per fede: fede come riconoscimento e accettazione dell’opera della grazia che dice: “Tutto è compiuto!” (Giovanni 19,30). Sotto il cupo cielo della condizione umana Dio lascia trapelare la luce della speranza. Gesù disse: “Venite a me voi tutti che siete travagliati ed aggravati, e io vi darò riposo” (Matteo 11,28). “Io sono la luce del mondo, chi mi segue non camminerà nelle tenebre, anzi avrà la luce della vita” (Giovanni 8,12). Qui non si tratta di migliorare, ma di cambiare radicalmente, di “nascere di nuovo”; non si tratta d’aggiornarsi, ma di convertirsi. Senza Dio anche il progresso non è che decadenza, poiché ogni miglioramento ci pone nuovamente in presenza della nostra derisoria insufficienza e della nostra minacciosa finitudine.

Alle persone sconvolte dalle esigenze assolute di Dio, il Vangelo di Cristo annuncia un perdono totale e quindi la pace. La sua opera è completa ed irripetibile, la sua luce sufficientemente luminosa per far impallidire tutto ciò che è umano e smascherare le meschine illusioni della nostra povertà. La grazia è ciò che non si merita! Forse tanti la stanno cercando da tanto tempo senza rendersi conto che è un dono libero e sovrano di Dio che ama e chiama per nome. La grazia può essere accolta solo per fede, ma anche con la riconoscenza più completa. “Chi crede nel Figliuolo ha la vita eterna”. La salvezza è un dono di Dio che vale per l’eternità. E quando la si è conosciuta la si può confessare davanti agli uomini per la gloria di Dio.

È nato prima l’uovo o la gallina?

È nato prima l’uovo o la gallina?

Questo indovinello ha affascinato generazioni di bambini, ma anche gli adulti hanno qualche difficoltà a rispondere.

Guardo l’uovo: da esso esce un pulcino, pian piano cresce e diventa gallina. Un bel giorno, poi, questa gallina fa un uovo, lo cova e sorprendentemente ne esce un altro pulcino. Allora, con la mente percorro questa procedura alla rovescia per giungere alla prima gallina che io possa immaginare.

Da dove sarà mai venuta fuori? Dal primo uovo forse?

Se fosse così, chi o cosa può aver messo dentro all’uovo le istruzioni per trasformarsi in gallina? E soprattutto chi mai potrebbe averlo covato per far nascere il primo pulcino?

Dev’esserci stata una “prima gallina”, dunque. Essa depositò il primo uovo, lo covò, finché l’uovo diede alla luce il primo pulcino. La Bibbia (Genesi 1:24-25) lo conferma: DIO all’inizio creò ogni sorta di materia minerale, le piante e gli animali, tra questi anche la prima gallina (ed il primo gallo).

Uove

Gli animali si riproducono “secondo la loro specie”, quindi mantengono la propria identità di specie. L’affermazione è molto chiara e ci conforta fin dalle origini dell’universo sulla stabilità di questo processo vitale che tutti possiamo osservare (anche scientificamente).

Non è stato un brodo primordiale a generare una gallina, non è stata una cellula che ha deciso di cambiare specie, non è stato un animale non-gallina a produrre un uovo di gallina, né a produrre un uovo di non-gallina che generò una gallina. Non ci fu una sequenza interminabile di errori che produssero qualcosa di vivo per caso, e neppure la vita di una gallina venne prodotta da qualcosa di morto o di non vivente. Tutto questo non è mai stato osservato scientificamente e non è mai stato registrato come fatto storico.

Galline si sono sviluppate con tratti esteriori diversificati tra loro, ma sempre galline. Non vi è prova scientifica che smentisca questa modalità di esistenza della vita e la Bibbia non contraddice la scienza (quella vera), ma la supporta.

La vita animale sul pianeta Terra è cominciata il sesto giorno dall’inizio della creazione, stabilendo i principi generali della biologia e della genetica. Non c’è animale che si sviluppi con DNA di altre specie da fecondazione della sua specie, né vi è animale che generi specie diverse dalla sua col DNA della propria specie, ma tutti seguono la loro.

Anche considerando le specie animali nelle molteplici definizioni date dalla scienza moderna, non si giunge ad un accordo unanime né sulla definizione, né sulla determinazione di quante e quali specie vivano e si riproducano oggi. Ma Dio, che è l’Autore della vita e della creazione, sa quante sono le specie e seguendo i suoi presupposti si può studiare correttamente quante sono le specie viventi.

Linneo cominciò a classificare le specie secondo criteri formali, ma partì da basi bibliche veritiere per osservare la natura e descriverla in modo genuino.

Sostenitori dell’evoluzionismo, invece, quali Mayr, Dobzhansy e Darwin, partirono da ipotesi fantasiose per creare storie complicate, mai dimostrate storicamente o scientificamente, ma che producono una visione della vita tanto oscura e grottesca, da alimentare la falsa speranza di manipolare la vita ignorando Dio.

Gli animali vivono le leggi biologiche originali. L’uomo impregnato di cultura atea ed egoista, invece, non ubbidisce al mandato di amministrazione del creato (Genesi 1:28) quando abusa degli animali, accoppiandoli in qualunque modo, alterandoli geneticamente, mutilandoli e torturandoli, massacrandoli per usi superflui e consumo spropositato, sperimentandoli senza apportare reali, dimostrati benefici.

Ebenezer