La morte non ha l’ultima parola
“La speranza è l’ultima a morire!” È un proverbio molto diffuso che sottolinea come la speranza sopravviva anche quando tutto il resto sembra perduto. Ho curiosato nell’etimologia del termine speranza e ho trovato alcuni aspetti interessanti. Esiste un’antica e suggestiva interpretazione — attribuita al filosofo Isidoro di Siviglia — che accosta la radice di spes a pes (piede). Da questa prospettiva, la speranza è ciò che fa muovere i passi nella vita, l’atto stesso di andare avanti. Essa ci sprona a proseguire, ad attendere il sereno dopo la tempesta, dopo i pesi e le difficoltà. Ci fa alzare al mattino con la certezza che il giorno che inizia possa essere migliore di quello appena trascorso.
Vorrei condividere un versetto del Salmo 27: «Spera nel Signore! Sii forte, il tuo cuore si rinfranchi; spera nel Signore!». Quanto mi incoraggia sapere che posso ritrovare forza, conforto e una speranza sicura! Anche il punto esclamativo sembra rafforzare questo invito a confidare in Lui.
Nei mesi scorsi ho perso mia mamma. Nonostante fosse molto anziana, ho provato un profondo senso di smarrimento. Non è facile perdere un genitore: ti manca, e vorresti poter trascorrere ancora del tempo insieme a lui. Ho chiesto a Dio di starmi vicino e di farmi sentire la Sua presenza. Il Suo amore benevolo mi ha consolata. Certo, il tempo lenisce il dolore della perdita e la vita continua il suo corso. Tuttavia, per chi crede in Dio, la speranza assume una prospettiva diversa: si comprende che essa non muore mai.
«Spera nel Signore» nel qui e ora — ma dopo la morte la Sua promessa è ancora valida?
Dopo il funerale di mia mamma mi sono recata nella RSA dove aveva soggiornato negli ultimi tempi, per ritirare i suoi effetti personali. Arrivata alla reception, l’addetto di turno mi ha consegnato tutti i suoi vestiti e i suoi pigiami in due sacchi della spazzatura. Non riesco a trovare le parole esatte per descrivere l’emozione che mi ha travolta in quel momento. Ho provato una profonda amarezza, e ho sentito una voce interiore — sì, proprio la mia — pronunciare queste parole: «Quando si muore non si è più nulla». È stato come se mancasse il rispetto verso mia mamma, come se quel gesto decretasse la sua definitiva finitudine, anche se quell’addetto aveva semplicemente svolto il proprio lavoro. Probabilmente, se mi avesse consegnato tutto in una scatola, la mia reazione sarebbe stata diversa — ma non posso affermarlo con certezza.
Mentre tornavo a casa, quella voce continuava a ripetermi le stesse parole. Riflettevo su come la morte di una persona cara porti con sé dolore, smarrimento e una grande tristezza. Eppure, nel Salmo citato c’è un forte incoraggiamento: «Il tuo cuore si rinfranchi». Mi sono sentita profondamente confortata quando ho realizzato che mia madre, anche se era morta e i suoi effetti personali erano racchiusi in quei due sacchi della spazzatura, aveva un valore eterno davanti a Dio. Lui l’aveva accolta nella Sua casa. Fin dalla giovinezza, mia madre aveva scelto di accogliere Dio nel suo cuore con semplicità e fiducia. Sapeva che dopo la morte c’è ancora speranza: la speranza di una vita eterna con Dio.
Ester